La mafia uccide, il silenzio pure - In memoria di Peppino Impastato
 
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    Mattei Attualità 09/05 09/05

    La mafia uccide, il silenzio pure

    In memoria di Peppino Impastato

    9 maggiPeppino Impastato davanti alla sede di Radio Auto 1978: mentre le Brigate Rosse assassinavano il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, a Cinisi, in Sicilia, veniva legato a dei binari e fatto saltare in aria col tritolo, a soli 30 anni, Giuseppe "Peppino" Impastato, giornalista ed attivista italiano, oltre che militante della lotta contro la mafia.

    La scelta di Peppino, pur essendo originario di una famiglia mafiosa e pur abitando a soli cento passi dal boss Tano Badalamenti, colpevole del suo assassinio, fu quella di alzare la voce e ribellarsi pubblicamente alla criminalità orgaFunerale di Peppino Impastatonizzata, trascorrendo una vita breve, ma interamente puntata a cercare di cambiare la mentalità locale, armandosi unicamente del suo coraggio, della sua parola e soprattutto della cultura.

    Dalle lotte contadine al giornalino "L'Idea Socialista" e alla candidatura nella lista di Democrazia Proletaria, Peppino arrivò infatti a fondare, insieme a tre colleghi, Radio Aut, una radio libera con sede a Terrasini, in provincia di Palermo, gestita in regime di autofinanziamento ed utilizzata al fine di denunciare i potenti Luogo dell’assassinio di Impastatomafiosi che predominavano sui territori siciliani. La trasmissione, da loro battezzata "Onda pazza a Mafiopoli", andava in onda ogni venerdì sera ed inondava satira politica in una società omertosa nella quale l'anticonformismo era sinonimo di inibizione.

    Oggi, nel quarantunesimo anniversario dalla sua morte, lo si ricorda con un corteo che, dalla sede di Radio Aut, raggiunge Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato, rammentando anche l'importante figura materna, grazie alla quale, a 23 anni dall'omicidio, Badalamenti fu condannato all'ergastolo. L’obiettivo di Impastato dovrebbe tuttora essere perseguito: quando urlava che “la mafia uccide, ma il silenzio pure” si appellava soprattutto ai giovani, sensibilizzandoli a non rimanere in silenzio, ma a seguire il suo coraggioso esempio e a mettersi in gioco per il futuro di tutti.

     Ed iniziare a ribellarsi sarebbe il modo migliore per tenerlo in vita in ognuno di noi.

    di Cecilia Palese


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