“Nun moro io!” - La I Guerra Mondiale non muore, ma vive per essere ricordata.
 
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Palizzi Curiosità 29/10 29/10

“Nun moro io!”

La I Guerra Mondiale non muore, ma vive per essere ricordata.

Prof. Roberto Montanaro Anche l'Itset "Palizzi" celebra la I guerra mondiale. Per le classi quinte è stato previsto un ciclo di lezioni e incontri. La prima è stata tenuta da un docente di Lettere della scuola, il professor Roberto Montanaro. Per farci comprendere meglio questo avvenimento complesso, ci ha introdotti attivamente in quello che ritiene essere l’elemento essenziale della narrazione di ogni storia: il contesto.

Il contesto politico dell’Europa del tempo era assai singolare: il vecchio continente era formato da molteplici monarchie legate fra loro da legami di parentela molto stretti. Basti pensare che lo zar di Russia, il re britannico ed il kaiser tedesco erano cugini di primo grado.

Possiamo definire questa Europa “a conduzione familiare” poiché i monarchi erano per la maggior parte nipoti diretti della longeva Regina Vittoria, la quale sistemò la propria prole sui vari troni del continente.

Quindi il detto <> calza a pennello in questo contesto, nel quale i vari monarchi hanno mosso guerra contro i loro stessi consanguinei.

Ma i veri protagonisti di questa storia non  sono certo i monarchi, bensì coloro che hanno indossato divisa ed elmetto e sono andati a morire nei campi di battaglia.

Fra i corpi speciali dell’esercito italiano ricordiamo i Bersaglieri, gli Alpini e gli Arditi. Oltre queste squadre speciali vi furono numerosi civili volontari, fra cui il leggendario Enrico Toti.

Cimelio Storico (Macchina Fotografica Kodak)Quest’ultimo fu un vero e proprio eroe: prima della guerra perse una gamba e mosso dallo spirito d’avventura arrivò in Sudafrica in bicicletta. Si arruolò nell’esercito come civile volontario, guardando con occhi sognanti gli Alpini e desideroso di diventare uno di loro. Arruolatosi coi bersaglieri, durante uno scontro armato incassa due proiettili gridando fiero “nun moro io!”. Il terzo colpo lo fermò, ma prima di morire, come ringraziamento del suo eroico servigio, fu nominato membro degli Alpini e ricevette il loro berretto distintivo.

Egli fu solo uno degli innumerevoli giovani che furono strappati dalle loro case per rintanarsi nelle trincee.

I fortini scavati nella terra versavano in condizioni igieniche deplorevoli che rendevano gli uomini alla pari delle bestie.

Fra le varie curiosità della dura vita al fronte quella che maggiormente colpisce è il fatto che, in mancanza di acqua, i soldati semplici utilizzavano la propria urina per raffreddare le canne delle mitragliatrici.

A proposito di armi, queste furono impiegate in larga misura: fucili, mitragliatrici, coltelli, bombe a mano e mazze chiodate divennero le migliori amiche dell’uomo.

Quando si tratta del proprio interesse, ognuno tira fuori il meglio delle proprie capacità. Infatti le potenze europee si misero in competizione nel realizzare armi efficienti, realizzando vere e proprie macchine di distruzione di massa. Fra queste non possiamo fare a meno di citare l’Haiser militare, ovvero il carro armato che colpì Parigi da 120 km di distanza. Detiene tutt’ora il record di maggior lunghezza di gittata mai realizzata dai carri armati costruiti fino ad oggi.

Aula Magna PalizziFra racconti, filmati e foto potrebbe sembrare un convegno come un altro. Ma così non è stato.

Il professore oltre a relazionare ci ha permesso di toccare con mano alcuni reperti della Grande Guerra: una tromba militare usata probabilmente per segnalare il “cessate il fuoco”, gli elmetti utilizzati dai soldati delle diverse nazioni fra cui uno bucato, sotto il quale un uomo perse la vita per la patria ed ancora due vecchie macchine fotografiche che contribuirono a rendere la Grande Guerra il primo conflitto ad avere un seguito mediatico grazie alle foto ed ai filmati.

Chi è morto al fronte non aveva pretese di gloria: voleva solo essere ricordato affinché i posteri potessero godere di un mondo migliore realizzato con il suo sacrificio. Quindi il minimo che possiamo fare oggi è ricordare: solo ricordando si onora la memoria di chi si è sacrificato per noi.

di Diletta Argirò


Parole chiave:

palizzi , primaguerramondiale

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