“Il mio entusiasmante Erasmus in Giordania” - La parola a Giuseppe, ex allievo del “Mattei”, appassionato del Medio Oriente
 
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Mattei Persone 11/09 11/09

“Il mio entusiasmante Erasmus in Giordania”

La parola a Giuseppe, ex allievo del “Mattei”, appassionato del Medio Oriente

Amman, capitale della GiordaniaDevo ammettere che se un anno fa un amico o un parente mi avesse chiesto qualcosa sulla Giordania avrei solo saputo indicarla sulla mappa e, se mi avesse proposto di andare a visitarla, probabilmente non avrei fatto i salti di gioia.

Una nazione che non è mai alla ribalta delle cronache e che non fa parlare molto di sé, specialmente in Medio Oriente, sembra davvero che non abbia granché da offrire. In realtà questo paese, creato “a tavolino” dal grande stratega e tessitore di trame Winston Churchill, è sempre stato in grado di evitare situazioni e problemi propri dei paesi ad esso circostanti.

Tutto ciò è stato anche possibile grazie ad un'amministrazione oculata, che non ha mai cambiato alleanze e che dagli anni '70 si è posta come mediatrice dei vari conflitti nella regione, oltre che alla quasi totale assenza di pozzi petroliferi, che la rendono meno appetibile di molti altri paesi vicini. Oggi è una delle poche oasi felici della vicina Asia e del Nord Africa ed assicura le libertà che molti altri paesi non hanno. Ovviamente viene subito in mente la libertà religiosa: per esempio l'hijab qui è davvero una questione di fede, molte donne non lo portano pur vivendo in un paese a prevalenza musulmana (ho visto più donne velate a Vienna che qui). Piatto tipico: crema di fagioli, falafel e hummus

Ciò che rende diverso questo paese e più vicino al modello occidentale è il fatto che la sfera civile, incarnata dal re e dalla sua famiglia, è separata da quella religiosa, che non prevarica la prima. Musulmani e cristiani convivono senza la frattura (in gergo cleavage) propria dei paesi del vecchio continente. Dico tutto questo da studioso e da persona che vive nella città vecchia, che lentamente sta osservando i costumi e testando i sapori del cuore pulsante di questa città, che per antonomasia è la parte più conservatrice dell'agglomerato urbano.

L'avvicinamento allo studio del Medio Oriente, così come di ogni altro luogo o idea avviene, sGiuseppe Sconosciutoecondo me, in seguito ad un qualche evento per te significativo, diciamo in modo brusco: gli attentati alla sede di Charlie Hebdo e al Bataclan del 2015 hanno innescato in me quella curiosità sopita sul mondo arabo, quella che tutti noi abbiamo, ma che liquidiamo puntualmente con qualche frase fatta pressappochista e generalista.

Il lavoro vero però inizia qui, in quanto bisogna allo stesso tempo creare le basi e le fondamenta di uno studio così complesso, che richiede tempo e dedizione, anni ed anni di studio che, in realtà, non finisce mai. L'importante è non perdere mai di vista l'obiettivo e la vera ragione per cui si sta facendo quello che si fa: sono convinto che esperienze del genere velocizzino ed indirizzino il processo di cambiamento insito in ognuno di noi.

Porsi sfide sempre maggiori per abbattere i propri limiti, in qualsiasi forma essi si manifestino: pregiudizi (i famosi 4 idoli baconiani), timidezza, solitudine, paura dell'ignoto. È come se giorno dopo giorno osservassimo un panorama sempre più completo, del quale cerchiamo di conoscere ogni prospettiva: non arriveremo mai a vederlo per intero, non abbiamo abbastanza tempo, ma possiamo gustarcelo nel modo più totalizzante e migliore possibile.

Giuseppe Sconosciuto

(Studente al secondo anno di magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche a Forlì)


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