Intervista ad Alleg - Il muralista che sta scrivendo l’intero libro di "Fontamara" su un muro
 
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Intervista ad Alleg

Il muralista che sta scrivendo l’intero libro di "Fontamara" su un muro

“è questo il valore del muro, no? Diventa un’espressione, un’esternazione pubblica a bassa voce che però raggiunge tanti occhi.”
Nei giorni tra il 5 e l’8 Luglio si è tenuta ad Aielli(AQ) la seconda edizione di “Borgo Universo”, il Festival dei Murales, un’iniziativa dell’amministrazione comunale e delle associazioni Libert’aria e Primavera Aiellese, che ha visto incontri con personaggi illustri, laboratori per bambini, muralisti di fama internazionale, musica, spettacoli, e persino una passeggiata ecologica.. ma di sicuro, quella che fa più scalpore e lascerà un segno nella storia del paese e non solo, è l’opera di un muralista di Tagliacozzo, Andrea Parente, in arte Alleg, che ha avuto l’originalissima idea di trascrivere integralmente su un muro di soli 80 mq (4,97x15,80) il libro “Fontamara”di Ignazio Silone. L’artista si è lasciato ispirare dalla città di “Utopia” di Tommaso Moro, dove la scuola si fa per strada perché tutta la cultura del luogo è riportata sui muri.  E così in questi giorni trascorre le sue giornate con un pennello in una mano ed una copia dell’opera nell’altra, per dar vita ad un muro nei pressi della “Torre delle stelle”.. Perché proprio questo muro? Come ha detto  il Professore Benedetto Di Pietro: “è il muro che ha scelto lui”.
Proprio tramite il Di Pietro, ho avuto l’onore di conoscere ed intervistare Alleg.


Ciao Alleg, sei stato tu ad avere quest’idea, trascrivere un intero libro su  un muro? Un po’ una cosa da pazzi …
Mi sembrava la cosa più ovvia, vista la tematica di quest’anno. Poi, quando devi fare qualcosa a cui bene o male vuoi dare un significato, quella cosa ti viene in mente insieme al significato e la realizzazione, cioè il come fare, poi lascia un po’ il tempo che trova. Quando ti viene l’idea di una cosa pensi solo a quella, poi pian piano guardi la fattibilità nello specifico: ho vagliato vari modi che in qualche modo potessero essere adatti per farlo e quello più bello anche a livello di senso, è quello di farlo a mano. Il fatto che bene o male ci sia una fatica è anche simbolico poiché è un libro che parla anche di fatica.
Hai ricevuto qualche critica?
Sì... in verità no. Non ho avuto critiche, magari non in modo diretto: forse qualcuno ne avrà parlato, ma non di fronte a me (ride, ndr). Comunque ci sono state molte valutazioni: è ovvio che io le possa ritenere consone man mano che la cosa avviene, cioè io stesso, per dirti, ho scoperto che ci entra tutto praticamente quando ho finito la prima colonna, quindi ovviamente ci sta sempre la scommessa.
Il libro, in qualche modo, ha una valenza sociale, il muro di per sé è un emittente e la cosa interessante è che Benedetto in persona, inizialmente uno di quelli più scettici, è quello che mi sta aiutando di più, insieme a due ragazzi che sono venuti a dipingere. Non so se si sono affezionati all’idea oppure mi vedono come aspirante suicida(ride, ndr)… altre persone sono venute qui ad aiutarmi: c’è chi scrive, chi mi detta una cosa. Quindi è diventato un momento di condivisione.
Poi io credo che il contenuto ed il contenitore bene o male si debbano assomigliare : le persone e gli spazi che vivono, le case, le vie devono avere più o meno la stessa forma. Questo muro già conteneva “Fontamara” dentro, come tutti i muri, Aielli in sé, le strade, le facce e adesso bene o male gli sto dando la forma, come dice Benedetto, “sto levando il velo”.
L’hai mai fatto prima? Scrivere un libro su un muro?
No, non l’ho mai fatto e ho fatto delle ricerche, ma non ho trovato nessuno che abbia avuto un intento del genere. Può essere che le mie ricerche siano limitate, ma non ho mai visto qualcuno che impazzisse così. Ovviamente l’idea non è tutto, la realizzabilità richiede molto: il tempo prima di tutto, ovviamente la disponibilità di spazi e di qualcuno che li gestisca, in questo caso l’amministrazione di Aielli che di fronte ad un’uscita come la mia, ha detto sì. Ovviamente con le dovute accortezze e valutazioni.
Hai fatto qualche altro murale qui ad Aielli?
Il primo ad Aielli Stazione, da cui è nata l’idea del festival. Mentre dipingevo là, abbiamo pensato insieme al sindaco ed agli amministratori che sarebbe stata una buona idea riproporlo con più autori e più spazi.
Sei il coordinatore artistico di quest’edizione di Borgo Universo: come hai scelto i tuoi collaboratori?
Quest’anno mi sono occupato soltanto di chiamare gli autori, i pittori, i muralisti. Io dipingo sui muri dal ’95 più o meno, da quando era ancora illegale, ed ho conosciuto un sacco di gente in questi anni. Ho scelto gli autori che ho chiamato perché hanno una valenza storica prima di tutto: ovverosia sono persone che quando non c’era il guadagno e non c’era un riconoscimento, dipingevano sui muri perché lo riconoscevano già da allora come qualcosa che avesse un valore sia personale che sociale.
Puoi darmi qualche nome?
Quest’anno ci sono stati Ericailcane, Bastardilla, poi Ema Jones e Sbrama che sono dei “pazzi” che dipingono da sempre aldilà insomma del fatto che fosse un lavoro o meno: lo facevano e basta, lo fanno. C’è stata Luvi, organizzatrice di un festival a Campobasso, abbastanza frequentato da muralisti molto bravi, ЮРИЍ (Iuri), muralista che vuole utilizzare il muro come mezzo di divulgazione di una tematica che a lui sta molto  a cuore, la mobilità sostenibile, fondando il suo discorso soprattutto sulla bicicletta come mezzo rivoluzionario.
In generale, lasci una firma? Una firma scritta o una parte di te …
Dunque, una parte di me ce la lascio sempre, attualmente ci sto lasciando anche pezzi di pelle.. (Ride, ndr) quindi a livello di dna si può rilevare qualcosa! Comunque la questione della firma, dell’autorialità è strana: perché firmare? Quando firmi dopo aver lasciato qualcosa sul muro è come se volessi ottenere in cambio la riconoscibilità. Molte persone per quanto riguarda i murales, hanno lasciato stare la firma, adottando una stilistica che gli dà riconoscibilità. Ma questa cosa secondo me è una specie di recinto che uno si crea: fare più o meno sempre le stesse cose per cui essere riconosciuto. Ovviamente essere riconoscibili è anche una presa di responsabilità perché non si ricevono sempre lodi. Ho ricominciato da poco ad usare la firma appunto per questo motivo, perché ci siano eventualmente lodi e critiche ben direzionate e perché non mi piace avere una stilistica netta, che significa un limite di espressività e il rischio di essere ripetitivo: ad esempio di solito disegno, ora sto scrivendo, altre volte faccio sagome, altre interventi di altro genere.
Quindi vedremo la firma di Alleg su questo muro?
In questo caso è difficile mettere una firma perché l’opera non è mia, è una “collaborazione” tra me e il povero Silone, che ho deciso io, e lui non può purtroppo né approvare né negare. Quindi mettere una firma… dipende da come la metti.  
Allora ci diamo appuntamento per quando scriverai la parola “fine”.
Le parole “che fare”… sì volentieri!

 
                 

di Sara Paneccasio


Parole chiave:

#aielli , #alleg , #borgouniverso , #fontamara , #muro

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