Sicuro di non essere un bullo? - Quando le parole feriscono più di una lama affilata
 
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    Sicuro di non essere un bullo?

    Quando le parole feriscono più di una lama affilata

    Episodi di bullismo riempiono le cronache: ragazzi picchiati, umiliati che arrivano a tentare il suicidio per porre fine alle loro sofferenze. Eppure spesso si pensa che siano episodi isolati, che ciò che porta i ragazzi a compiere gesti estremi siano solo violenze fisiche come pestaggi o abusi sessuali, che i bulli siano quasi figure mitologiche, un numero limitato. Ma quanto siamo tutti noi bulli? Quanto siamo, in realtà, responsabili di un suicidio, dell'assenza di relazioni sociali di una persona, della mancata accettazione di se stessa? Quanto di tutto questo è anche colpa nostra?

    Il bullismo non è solo violenza fisica, il bullismo è soprattutto violenza verbale, quella che tutti i giorni viene perpetrata nelle scuole, ma non solo.

    Fare un commento denigratorio sull'aspetto fisico di una persona uccide. Dietro qualche chilo di troppo o di meno rispetto al peso forma si nasconde tanto. Si nascondono disturbi alimentari, problemi familiari, lotte per l’accettazione di se stessi, per raggiungere il peso forma, per affermare che c’è dell’altro oltre il proprio aspetto fisico. 

    Utilizzare in maniera dispregiativa e al fine di offendere aggettivi riguardanti l’orientamento sessuale o il genere di una persona uccide. Perché le parole sono più affilate delle lame; perché dietro quella persona si possono nascondere fragilità, lotte per la scoperta di se stessi, il non riuscire ad accettarsi, il non essere accettati, la paura. E quelle parole non feriscono solo il diretto interessato, ma potenzialmente tutti. Magari proprio quel ragazzo lì accanto, che nasconde il suo segreto per paura dei giudizi, o l’altro, che finge sia tutto okay, ma che dietro la schiena stringe i pugni, cercando di nascondere il dolore per l’ennesima ferita ricevuta su cui la sera verserà lacrime, o ancora quella persona che è alla scoperta della propria identità e che quell'insulto contribuirà a far sentire sbagliata.

    Trattare le donne come degli oggetti uccide. Un fischio per strada, un commento volgare, il continuo denigrarle, trattarle come esseri inferiori, considerarle solo come meri oggetti sessuali sono solo alcune delle violenze che quotidianamente le ragazze subiscono e che molti “uomini” si sentono autorizzati a compiere. Perché: “Cosa vuoi che sia un fischio per strada?”, “Se l'è cercata, non doveva mettersi i pantaloncini”, come se queste fossero giustificazioni, come se queste non fossero violenze.

    La violenza verbale ferisce, ferisce più di quello che si crede. Le parole hanno un peso. E tu, sei sicuro di non essere un bullo?

    Tamara Pezzotta


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