Industria 4.0: siamo davvero pronti? - Quali sarebbero i rischi derivanti dalla sostituzione dei lavoratori con i robot
 
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Mattei Industria 4.0 30/04 30/04

Industria 4.0: siamo davvero pronti?

Quali sarebbero i rischi derivanti dalla sostituzione dei lavoratori con i robot

“Il termine Industria 4.0 (o in inglese Industry 4.0) indica una tendenza dell'automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti.” Questa è la definizione che la famosa enciclopedia online Wikipedia assegna a Industria 4.0. L’uomo ha sempre cercato di agevolare il lavoro che ricade sulle sue spalle usando metodi molto creativi e strumenti molto efficienti.

Pensandoci un attimo, l’industria 4.0 sarebbe la concretizzazione di ciò a cui l’uomo anelava fin dall’antichità. D’altro canto, però, sarebbe una sorta di utopia, in quanto l’uomo ha bisogno di lavorare per tutte le complicazioni economiche che ci sarebbero all’interno dello stato in cui abita il cittadino il cui lavoro venisse preso in carico da un robot, più efficiente e meno costoso da mantenere.

Una pacchia, vero? Se non fosse che lo stato avrebbe a suo carico spese molto più grandi rispetto a quelle che già affronta oggi, in quanto ci sarebbe da finanziare non solo lo stipendio del lavoratore sostituito dal robot, ma anche la manutenzione di quest’ultimo, indispensabile affinché il sistema funzioni. E qui c’è lo scacco matto della logica, ovvero: “la macchina non può sostituire l’uomo o, se lo fa, lo fa solo parzialmente”.

“Perché mai?”, vi starete chiedendo. Per il semplice motivo che occorre un essere umano per effettuare la manutenzione di una macchina e, anche se fosse una macchina ad eseguire la manutenzione su un’altra macchina, occorrerebbe comunque un uomo per effettuarla sul robot che la esegue. È un ragionamento complesso, ma molto logico.

Usciamo un attimo dalla visione “industriale” del concetto e applichiamo quest’ultimo ad ambienti domestici. Immaginiamoci ogni abitazione di ciascuna città presa in cura da un sistema robotico automatico di pulizia e manutenzione, che magari ci notifica un eccessivo uso di corrente elettrica o un malfunzionamento nel sistema idrico. Anche sotto questo punto di vista, l’industria 4.0 sarebbe davvero la svolta che permetterebbe a molte persone di risparmiare tempo, denaro e fatica. Però ci si para davanti lo stesso problema che abbiamo affrontato prima, ovvero tutti gli addetti alle pulizie o alle manutenzioni che lavorano, ad esempio, nelle stazioni o negli aeroporti rimarrebbero disoccupati, e allo stato resterebbe in mano di nuovo il fardello di mantenere economicamente un cittadino. Riflettendo, però, questo cittadino verrebbe a tutti gli effetti pagato per vivere. La soluzione a questo tipo di situazione sarebbe utilizzare i cittadini che restano senza impiego in lavori che le macchine non possono svolgere: ad esempio, se prima erano degli elettricisti e sono stati sostituiti da robot, potrebbero diventare manutentori dei robot che li hanno sostituiti. In questo modo, si creerebbe una proporzione tra lavoro perso e lavoro necessario.

In conclusione, è l’industria 4.0 la soluzione e l’innovazione di cui abbiamo bisogno? Sicuramente è un progetto molto intraprendente, che può essere usato anche in campo medico per protesi e biomeccanica, ma non siamo ancora pronti ad un’innovazione di questo genere. I problemi che affliggono stati e regioni sono parecchi e, finché non li risolveremo, non potremo pretendere innovazione in altri campi.

Riccardo Giorgetta

 

 


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