IL CORAGGIO DI ESSERE FRAGILI - Dove c’è violenza non c’è cultura
 
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IL CORAGGIO DI ESSERE FRAGILI

Dove c’è violenza non c’è cultura

Io sono Marco, un ragazzo come altri, e abito a San Salvo, sulla costa abruzzese. Frequento il secondo anno del liceo scientifico, mi piace studiare e leggere. Sono un ragazzo piuttosto impacciato nei rapporti con i miei coetanei, ma nonostante ciò non mi perdo d’animo: cerco sempre di essere positivo e disponibile con gli altri. Penso di essere un ragazzo normalissimo… non posso lamentarmi, ho una vita discreta, qualche buon amico e una buona famiglia. Al giorno d’oggi non è assolutamente male. Potrei anche ritenermi fortunato!         
Dopo aver passato un’estate all’insegna del mare e della lettura del mio scrittore preferito Alessandro D’Avenia, a settembre rientro a scuola con la testa ricolma degli insegnamenti del professore-scrittore. Esatto, proprio insegnamenti. I libri di Alessandro spaziano negli argomenti più vari, ma nel mio preferito, “L’arte di essere fragili”, tramite un interlocutore speciale che è Giacomo Leopardi, parla soprattutto di BELLEZZA e di come essa ha attraversato la vita dello scrittore ottocentesco e, di riflesso, anche quella di D’Avenia. Leopardi oltre la sua siepe vedeva l’infinito possibile, anche se dalla critica è definito come un pessimista. L’infinito di cui dobbiamo fare tesoro e che dobbiamo riuscire a vedere anche noi nelle nostre personali vite. Pur non avendolo ancora studiato, questo è rimasto di Leopardi in me: un animo fiaccato dai malanni fisici, ma mai fiaccato nell’anima. 
Torno a scuola. Settembre. Ricomincia la solita routine. O forse no. Entrano nella scena della mia vita due nuovi personaggi: il nuovo professore di filosofia Roberto Bebbio e il mio nuovo, bocciato, compagno di classe, Giovanni. Se con il primo ho instaurato un rapporto stupendo, con il secondo decisamente meno. Il prof, pur non avendo mai letto D’Avenia, insegna proprio come predica lo scrittore. Lo studente deve essere stimolato, e il professore deve essere testimone di bellezza, non ripetitore automatico di nozioni. La passione del docente deve rapire il ragazzo per consegnarlo ad un altro mondo, diverso da quello reale. Bebbio suscita proprio questo in me.          

Giovanni. Un anno più grande di me. L’opposto di tutto ciò che ho appena descritto. Senza passioni, senza prospettive. Senza rapimento. E per giunta è anche un grandissimo bullo. Vengo preso in giro perché non  sono bello, snello, prestante e atletico come gli altri miei compagni. 
Giorno dopo giorno le angherie di Giovanni diventano sempre più opprimenti, e io lentamente mi chiudo nel mio guscio.  Io ero rapito dagli insegnamenti del professor Bebbio tanto da voler proseguire i miei studi nel campo della filosofia, ma ora sono indifferente. Non suscitano in me nessun effetto. Niente mi suscita più effetto ormai. Amavo la scuola... La vedevo come l’unico mio orizzonte di attesa. Ma ora non ci voglio più andare perché non voglio subire ogni giorno gli atti di bullismo di Giovanni e della sua gang. Il mio attuale sogno è rimanere chiuso in casa a leggere perché forse quella è rimasta l’unica mia forma di rapimento vero.

Tutti si sono accorti di questo mio repentino cambiamento: la mia famiglia, i miei docenti, i miei amici. Non sono più il Marco di una volta.                           
Sono a scuola quando il professor Bebbio mi prende in disparte e mi parla. Vuole sapere il perché di questo mio cambiamento. Prima io non rispondo. Ma lui insiste, insiste. Alla fine cedo. Racconto tutto e racconto come anche i racconti di D’Avenia non mi suscitino più nulla. Sono completamente sfiduciato. Bebbio mi ascolta comprensivo. Alla fine parla lui: “Tu sei Marco. Nessuno può toglierti la tua identità e nessuno può eliminare la tua persona. Men che meno un bullo. Tu mi parli di rapimento. Sai qual è la differenza più grande tra voi due? Tu sei rapito, hai passioni e sai vedere la bellezza. Lui? A te la risposta. Fatti valere, Marco. E non smettere di cercare la bellezza, perché è la “conditio sine qua non” per continuare a vedere la vita come hai fatto fino ad oggi. E tu ora la stai vivendo grigia. Ti piace vivere così? Vuoi continuare?”.     

Le parole del professore io non le scorderò mai nella mia vita. Non continuerò a sottostare alle angherie di Giovanni. Mi manca terribilmente la bellezza che riuscivo a scorgere nella vita di tutti i giorni, tra i miei libri e le lezioni del professor Bebbio.   
Ma ancora non basta, io non posso lasciare che Giovanni continui così. Dopo aver provato a parlargli, senza successo, decido di lasciargli il mio “L’arte di essere fragili”, dove ci sono tutti i miei appunti. Gli ho donato una parte di me, in modo che lui possa ritrovarsi nella bellezza.

di Lorenzo Tana 4°A LS

di Redazione IIS Mattioli - San Salvo


Parole chiave:

#bullismo , #rssmattioli

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