L’innovazione, uno stile di vita per Nicola Palizzi - "Vasto: territorio e personaggi". Di scena il terzo dei famosi fratelli pittori
 
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Mattei Scuola-Lavoro 15/04 15/04

L’innovazione, uno stile di vita per Nicola Palizzi

"Vasto: territorio e personaggi". Di scena il terzo dei famosi fratelli pittori

Il mondo di Nicola Palizzi

Nicola Palizzi nacque a Vasto il 20 febbraio 1820 da Doralice Del Greco, donna colta e dedita alla musica che sapeva suonare il pianoforte, e da Antonio, avvocato ed insegnante di belle lettere, esperto di leggi e dotato di varie e vaste aspirazioni letterarie ed artistiche; trasferitisi da Lanciano a Vasto nel 1815. Terzo dei quattro fratelli della celebre famiglia di artisti: Giuseppe, nato a Lanciano ove rimase per tre anni, Filippo, Nicola e Francesco Paolo, nati a Vasto. A mano a mano, i quattro giovani presero la via di Napoli per frequentare l'Accademia delle Belle Arti. Chiamato dai fratelli, si recò a Napoli a 22 anni, dopo aver fatto l'armaiolo a Vasto. Fece rapidi progressi all'Accademia di Belle Arti ed in poco tempo divenne uno dei più rinomati artisti e paesisti della Scuola napoletana. Nicola Palizzi

Fin dal 1843 fu tra gli espositori della Biennale borbonica, poi alla Mostra nel Real Museo borbonico. A partire dal 1851 cominciò a realizzare anche dipinti di cronaca e poi, dal 1854, realizzò vari dipinti dal vero.

La concezione pittorica di Nicola si rafforzò in seguito al suo viaggio a Parigi nel 1856, dopo le tappe a Roma e a Firenze, dove acquisì una certa influenza del fratello Giuseppe. Nel 1854 si recò ad Avellino per un viaggio in seguito al quale vennero realizzati diversi lavori poi esposti alla Biennale borbonica. Qui è, infatti, presente con le opere “Veduta di Avellino a chiaro di luna”, “L’Arco Traiano a Benevento”, “Gran paesaggio di composizione” e “Capri veduta da Massa”.

Nel 1859 fu nominato professore onorario del Real Istituto di belle arti di Napoli insieme con Gabriele e Gonsalvo Carelli. Negli anni Sessanta la sintonia con Cammarano e con la cosiddetta Scuola di Resina si consolidò, come dimostrano alcuni dipinti di vedute.

Melfi distrutta dal terremoto, 1851I suoi quadri sono dotati di un’efficace potenza di colorito, che lo fa primeggiare tra gli artisti dell’epoca e fu produttivo forse più dei fratelli. La sua produzione inizialmente si concentra su due filoni: realizza grandi paesaggi di composizione da esporre nelle biennali borboniche, raffiguranti tramonti, uragani, scene immerse nella luce e, nello stesso tempo, esegue studi dal vero, di piccole dimensioni, stando all'aria aperta a Cava dei Tirreni, nei pressi di Napoli. Nicola alterna i soggetti paesaggistici ai temi di attualità, tratti anche dai fatti di cronaca: si notino “Terremoto di Melfi”, capolavoro del 1851 per la cui realizzazione si servì di disegni realizzati sul posto dopo l'evento, ed “Eruzione” del novembre 1868.

All'apice della sua carriera, morì improvvisamente a Napoli il 26 settembre 1870. Piazza Orsini a Benevento, 1898

Fra i suoi lavori ricordiamo: “Melfi distrutta dal terremoto”, “Un paesaggio della provincia di Avellino”, premiati all'Esposizione napoletana del 1865, “La caccia al cinghiale”, nella Reggia di Capodimonte, “Dopo la tempesta”, nella Pinacoteca di Lisbona, e “Piazza Orsini a Benevento”, conservata nella Pinacoteca di Vasto (dove sono presenti anche molte altre opere). La Pinacoteca di Vasto custodisce inoltre il bozzetto “Veduta di Napoli da Mergellina”, privo di data, relativo ad un quadro oggi disperso. Il bozzetto è di notevole interesse perché rivela la grande maturità dell'artista nella pittura di sintesi, realizzata con macchie di colore, e nell'espressione di una luce reale.

Una nuova rivoluzione a Napoli: nasce la Scuola di Posillipo

Nei primi anni Cinquanta la produzione di Nicola Palizzi si orientava alternativamente verso un paesaggismo storico, a Napoli praticato da Gabriele Smargiassi, e un paesaggismo dal vero di impianto posillipista. Questo si sviluppò tra il 1820 e il 1850 ed ebbe tra i massimi esponenti Van Pitloo e Giacinto Gigante. Nacque nel XIX secolo quando la pittura napoletana abbandonò i movimenti del passato e divenne scuola di un più vasto movimento artistico, paesaggistico, che assunse caratteri propri. L'Accademia di Belle Arti di Napoli, nata nel 1752 per volere di Carlo di Borbone, divenne il centro propulsore dell'attività della scuola e fu alla base della nascita di molti artisti. La Scuola di Posillipo vanta molti artisti: Gioacchino Toma, Achille Vianelli, Gabriele Smargiassi (maestro del Palizzi).

Un nuovo tipo di mostre: le Biennali borboniche

Palizzi espose diversi lavoCapri veduta da Massa, 1855ri alle Biennali borboniche, che nacquero grazie alla riforma degli ordinamenti didattici del Real Istituto di Belle Arti, avvenuta nel 1822 per opera di Antonio Niccolini e grazie all'attività mecenatistica di Francesco I di Borbone. Quest'ultimo, infatti, istituì nel 1826 una pubblica esposizione di belle arti da allestirsi nel giorno del suo onomastico (il 4 ottobre). Giovani artisti di diversi ceti sociali provenienti da tutto il Regno, professori del Real istituto di Belle Arti, allievi pensionati a Roma, artisti stranieri e nobili dilettanti avevano modo di presentare pubblicamente le loro opere e di acquisire importanza se queste ultime venivano acquistate dal sovrano.

Una pittura ispirata dal vero

I Palizzi sono noti nel mondo per la fama che i quattro fratelli Filippo, Giuseppe, Nicola e Francesco Paolo hanno conquistato nel campo dell'arte ottocentesca e per essere stati i protagonisti, con Gabriele Smargiassi, anch’egli di Vasto, di quella scuola napoletana detta di Posillipo, che prediligeva la pittura naturalistica, ispirata "dal vero". I Palizzi, infatti, crearono una corrente pittorica che influenzò l'intera cultura europea. Nicola, in particolare, adotta i caratteri principali del naturalismo, Veduta di Napoli, 1898riproducendo fedelmente la natura e il paesaggio che lo circonda. Il naturalismo tende appunto a riprodurre quanto più fedelmente possibile, nell’opera d’arte, la natura o il reale: il pittore tenta di vietare a se stesso ogni intervento personale; similmente, l’artista mira a rappresentare la realtà oggettiva rifuggendo da ogni stilizzazione o astrazione. Questa corrente nacque e fiorì in Francia tra il 1870 e il 1890 circa, confondendosi agli inizi e succedendo al realismo.  

Alla scoperta della tecnica dell’En Plein Air

Marina di Sorrento, 1898La pittura “en plein air” nasce nell’Ottocento ed indica un metodo pittorico che consiste nel dipingere all’aperto per cogliere le sottili sfumature che la luce genera su ogni particolare. Altro obiettivo di questa tecnica è quello di cogliere la vera essenza delle cose. Viene utilizzata dai naturalisti per rappresentare al meglio la natura e il mondo che li circonda, permettendo ai pittori di esprimere al massimo il proprio pensiero, abbattendo ogni tipo di barriera.

La Scuola di Barbizon

La Scuola di Barbizon si identifica in un gruppo di pittori e in una corrente paesaggista del realismo collegata alla località di Barbizon in Francia. Il metodo di lavoro prevedeva la pittura “en plein air”, ma in una seconda fase la realizzazione del quadro avveniva in uno studio, dove si cercava di riprodurre l’emozione sorta davanti allo spettacolo naturale. Le ore, il tempo, le stagioni, il clima vengono registrati dai “barbizzoners” (i pittori appartenenti alla Scuola di Barbizon) senza alcuna convenzione pittorica accademica, in assenza di visioni ideali da sovrapporre a ciò che si vede. Nasce una pittura carica di colStefano D'Adamo con Veduta di Vasto, 1853ori puri stesi più rapidamente con pennellate larghe e dense che suggeriscono la sensazione di ciò che si vede.

Veduta di Vasto

Un’opera particolare di Nicola Palizzi è la “Veduta di Vasto”. Come scrive Zonalocale.it, “l’opera del Palizzi è stata ritrovata grazie a Stefano D’Adamo, milanese di origini vastesi, che l’ha scoperta proprio a Milano e l’ha fatta tornare a casa. Proviene dalla Galleria d’Arte Enrico di Milano, fra le più famose d’Italia, che ha reperito l’opera da un appartamento privato in città. Il quadro, olio su tela, cm 35,9 x 54,9, intitolato ‘Veduta di Vasto’, è datato 1853, firmato in basso a destra Nicola Palizzi. Molto probabilmente l’opera ha partecipato ad una mostra. L’opera non presenta difetti ed è stata necessaria solo la pulitura”.


Patrizio Rossi Finarelli

Valerio Pavan

Rosalia Scardapane

Federica Galizia


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