Molti valori abbiamo conosciuto... - Le parole di Erri De Luca hanno lasciato un segno nei ragazzi del Vitruvio
 
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Molti valori abbiamo conosciuto...

Le parole di Erri De Luca hanno lasciato un segno nei ragazzi del Vitruvio

12 aprile, 9:30. Tutta la scuola è già colta da una grande frenesia, in attesa del quarto tra gli autori invitati a tenere conferenze nel nostro Liceo. Erri De Luca forse è il più atteso di tutti, perché nonostante l’età (quasi 68 anni) i suoi libri si sposano perfettamente con la sensibilità e la fretta degli adolescenti: sono brevi, poetici, evocativi, nostalgici. Le sue frasi sono come “sentieri”, così assertorie eppure così aperte a variopinte sfumature d’interpretazione. Le sue opere sono fruibili anche per chi ha poco tempo per leggere, ma inducono comunque a fermarsi a riflettere, in un mondo che va sempre di corsa. Lui stesso ha dichiarato alla conferenza di essere un lettore “distratto” prima ancora che uno scrittore: i libri che più ha apprezzato sono stati quelli che gli hanno permesso di vagare con la mente, di librarsi tra le confuse nubi dei pensieri. Un’opinione fuori dal comune per un uomo fuori dal comune: tale diversità è stata evidente fin dal suo ingresso nell’atrio in cui si è svolto l’incontro. Alto di statura, canuto, semplicissimo nei modi e nel vestiario, molto magro, sebbene la sua ricchezza emotiva trasparisse all’esterno emanando un’aura di determinazione, di saggezza, di solidità; e ancora, sguardo profondo, sensibile, occhi blu come il mare che tanto deve aver rimirato dal Golfo di Napoli, sua città natale. Brusco eppure dolce, ruvido eppure disponibilissimo, e soprattutto ironico al punto giusto, come ogni buon partenopeo. L’incontro è iniziato con l’esecuzione di “Io ti vorrei bastare”, la rivisitazione attuata dallo stesso autore della canzone tradizionale “I’ te vurria vasa’”, e con la proiezione di un filmato dai forti contenuti sociali realizzato dagli studenti del liceo, dal titolo “Molti di questi valori non ho conosciuto” - il verso finale di una nota poesia dell’autore, “Valore”. Successivamente De Luca si è raccontato un po’, parlando della sua infanzia, del modo in cui ha cominciato a scrivere. I libri sono stati da sempre per lui la migliore delle compagnie, ed in questa affermazione si riflette quella che probabilmente è la sua concezione dell’arte: qualcosa che faccia compagnia. Non ha senso per il nostro scrittore creare opere con uno scopo preciso, con un messaggio nascosto lasciato ai posteri più accorti. Un buon libro deve tenere buona compagnia, stimolare la fantasia, evocare un ricordo sopito. Paradossalmente, la materia in cui andava peggio era lettere: fin da piccolo, leggendo molto, ha avuto la tendenza a spaziare con la mente, travalicando gli stretti paletti imposti dalla traccia di un tema. Probabilmente si tratta di una grande consolazione per tutti coloro che si sono sentiti dire di essere usciti fuori tema: magari un giorno saranno grandi scrittori! De Luca ha poi illustrato il suo particolare rapporto della fede, dichiarandosi non “ateo”, ma “non credente”, non escludendo dunque in toto la divinità. Semplicemente, ha affermato di non avere un Dio a cui rivolgersi. La fede a suo dire sarebbe un vero e proprio dono, una grazia non concessa a tutti. Ciò che è interessante notare è che, rispetto alle conferenze degli altri autori, l’attenzione dei ragazzi è stata maggiore: tutto l’uditorio pendeva dalle sue labbra, era rapito dalle sue parole. L’atmosfera era un misto di ammirazione al limite della contemplazione, unita a quella sottile paura di spezzare qualcosa di fragile: la sua sensibilità, l’unicità del momento, il clima di simpatia e di empatia che si è subito instaurato. Un’emozione dunque vibrante e palpabile, che non ha lasciato nessuno indifferente. La conferenza si è chiusa con la lettura della poesia “Valore” dell’autore, accompagnata da un sottofondo musicale. Immancabili gli autografi, singolari tentativi di immortalare l’essenza di un personaggio in una successione di segni, unica per ognuno di noi. Ma l’essenza di Erri De Luca non si è impressa solo sulla carta: è entrata in noi attraverso le sue parole e la sua riconoscibilissima immagine. E come la penna ferisce il foglio imprimendogli una cicatrice imperitura, così ci ha segnato nel profondo questo incontro speciale, il ricordo del quale difficilmente si spegnerà.

 

                                                                             

 


di Andrea Baiocco


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