Natale sotto l’albero e le stelle - Palazzo D’Avalos teatro di un planetario
 
 
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      • Roccella Ionica - Istituto Istruzione Superiore P. Mazzone (in attivazione)

      Natale sotto l’albero e le stelle

      Palazzo D’Avalos teatro di un planetario

      Il planetarioIl giorno 28 dicembre 2017, presso la sala Michelangelo di Palazzo d’Avalos, è stato possibile immergersi tra le stelle e notare, come se fosse per la prima volta, alcuni aspetti che magari sfuggono in un contesto quotidiano dominato da illuminazioni stradali.

      Il planetario, consistente in una sorta di semisfera grigia, a primo sguardo poteva apparire quasi buffo ma, dopo l’ingresso nel suo interno, lo stupore tra i visitatori è risultato tangibile. Entrando, il primo dettaglio fondamentale è stato il buio pesto; per riuscire a vedere una quantità di stelle soddisfacente, l’assenza di illuminazione risulta una condizione imprescindibile. Ecco perché tra le vie delle nostre città è diventato quasi impossibile osservare le stelle. In altri luoghi invece, come ad esempio in montagna, nel deserto o semplicemente in campagna, siamo in grado di avere una veduta sorprendente sul mondo che ci sovrasta. Questo è uno dei motivi per cui risulta importante prendere tutte le possibili misure per contrastare l’imponente inquinamento luminoso di cui noi siamo vittime quanto la natura stessa. Non sarebbe forse meraviglioso poter godere dello spettacolo travolgente fornito dal cielo stellato anche trovandosi dentro una realtà urbana? Pensiamo agli astronauti, che, dopo essere usciti dall’atmosfera, grazie all’assenza di illuminazione artificiale, riescono a vedere un numero disparato ed infinito di stelle.

      Gli esperti che hanno allestito e gestito il planetario, forti della loro evidente familiarità con l’argomento, hanno infuso nei partecipanti, informazioni e sentimenti riguardanti l'astronomia. Piccole perle che, a tutti coloro che hanno condiviso questa avventura, torneranno sicuramente alla mente nelle sere d’estate, quando volgeranno lo sguardo al cielo. Riusciranno allora a riconoscere le costellazioni, le stelle, ad orientarsi sufficientemente in un mondo più grande di loro.

      I primi uomini a pensare di assegnare nomi alle stelle furono gli arabi; successivamente i greci decisero di raccogliere le stelle in “famiglie”, in gruppi, in quelle che ormai conosciamo tutti come costellazioni. Gli uomini vissuti nei tempi antichi, amavano raccontarsi e tramandare miti e leggende riguardanti le gesta dei personaggi rappresentati dalle costellazioni. Ad esempio ricordiamo la vicenda delle Pleiadi, che soggette all’interesse amoroso di Orione, invocarono aiuto Ecco perché tra loro e l’innamorato fu posto un toro per proteggerle.

      Sono state fornite anche informazioni più pratiche, come il rapporto tra la stella polare e le altre stelle. Esse si muovono attorno alla stella polare che invece rimane fissa verso il nord. Questa stella, da sempre mezzo di orientamento, può essere trovata contando cinque volte la distanza tra le ultime due stelle del Piccolo Carro. Abbiamo poi visto come, a causa del loro movimento, le costellazioni che possiamo osservare, cambino in base al periodo dell’anno in cui ci si trova. Non è possibile scrutare contemporaneamente tutto il firmamento. Alcuni gruppi di questi brillanti corpi celesti sono visibili solamente quando ci si trova nell’emisfero boreale, altri solo stando in quello australe. Soltanto all’equatore, seppur comunque non allo stesso tempo, possiamo vedere il susseguirsi sia delle stelle che sono visibili da un emisfero del nostro pianeta, sia quelle che si mostrano all’altro. Si è anche osservato come sia possibile e facile distinguere i corpi celesti, semplicemente analizzandone la qualità della luce. Se il classico puntino che vediamo in cielo ha una luce fissa, non sarà di certo una stella poiché le stelle, distanti anni luce da noi, emettono un bagliore brillante, scintillante e sfuggente. I pianeti vicini invece hanno una luminosità molto limpida e visibile, come ad esempio Venere, la cui luce rifulge particolarmente. Un’altra stimolante ed appassionante curiosità riguarda ciò che concerne le cosiddette “stelle cadenti”. Esse, ovviamente, non sono davvero stelle ma sono dei corpi celesti, spesso frammenti della coda di una cometa che si separano da questa; entrando nell’atmosfera e bruciando a causa del grande attrito che incontrano, provocano l’effetto che tutti conosciamo. Questi prendono il nome di meteore; se particolarmente grandi, potrebbero arrivare sulla terra, diventando così meteoriti (come il meteorite che provocò l’estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa). Ricordiamo la famosa notte di San Lorenzo, in cui si può osservare un gran numero di stelle cadenti, provenienti dallo sciame meteorico delle Perseidi; oppure il giorno di Santa Lucia, durante l’inverno, quando ci si avvicina allo sciame delle Geminidi, che però restano quasi sconosciute visto il periodo sfavorevole e freddo in cui il loro netto precipitare è visibile.

      L’incontro, sotto ogni aspetto, è stato illuminante ed è stato in grado di appassionare persone di tutte le età. Sarà stato un piacere tornare a casa con la consapevolezza che la prossima volta che si guarderà il cielo sarà più semplice orientarsi in quel mare infinito di stelle in cui siamo immersi e che costituisce il firmamento.

       

      Andrea Benedetti


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