"La Giostra della Memoria": una riscoperta delle proprie radici - Visita guidata della classe quarta del Liceo musicale al museo delle tradizioni
 
 
    Leggi il giornale di un istituto
     

      • Roccella Ionica - Istituto Istruzione Superiore P. Mazzone (in attivazione)
      • Macerata - I.P.S.E.O.A. "G. Varnelli" (in attivazione)
      • Campobasso - Liceo Classico "Mario Pagano" (in attivazione)
      • Isernia - I.S.I.S. "FERMI-MATTEI" - ISERNIA (in attivazione)
      • Termoli - I.I.S. Boccardi - Tiberio (in attivazione)
      • Trivento - N. Scarano (in attivazione)

      "La Giostra della Memoria": una riscoperta delle proprie radici

      Visita guidata della classe quarta del Liceo musicale al museo delle tradizioni

      Alcuni utensili tradizionali (foto di Costanza Vespasiano)La visita a “La Giostra della Memoria”, effettuata dalla classe quarta del Liceo Musicale di Vasto, è stata una vera e propria scoperta. La struttura museale, posta al centro della città di San Salvo, è costituita da diverse case tra loro comunicanti che si affacciano sia su Piazza della Chiesa che su Piazza Municipio. Nel museo, ogni stanza (ve ne sono ben 15) tratta una tematica eterogenea favorendo un percorso legato al materiale e al tangibile ma, soprattutto, alla memoria. Il visitatore si trova catapultato su una giostra, gira intorno ai ricordi, alle tradizioni popolari, alle proprie radici.

      La professoressa Angiolina Balduzzi, creatrice e guida de “La Giostra della Memoria” nonché esperta di antropologia e tradizioni popolari, ha mostrato e spiegato, nei minimi dettagli, la stanza dedicata alla transumanza e ai mestieri popolari.

      Le migrazioni stagionali del bestiame non erano solo legate allo spostamento di greggi dai pascoli estivi a quelli invernali, ma favorivano l’incontro tra antiche tradizioni. Erano legate a leggi e regole non scritte ma rispettate da tutti. Quello della transumanza era un viaggio pieno di imprevisti, dove i pastori tornavano sempre arricchiti di esperienze e conoscenze dopo aver attraversato paesi, fiumi e valli. All’inizio dell’autunno e alla fine della primavera, greggi e uomini percorrevano centinaia di chilometri, si muovevano dall’Abruzzo al Tavoliere di Puglia. Un’alternanza dovuta al fatto che i pascoli del Tavoliere raggiungevano il massimo del rigoglio nei mesi invernali, mentre quelli dell’Abruzzo nei mesi estivi…così si andava a “svernare” in Puglia. Il tragitto dei transumanti avveniva lungo una rete regolamentata di larghe vie erbose: i tratturi, chiamati anche “calles publicae” .

      Angiolina Balduzzi spiega come quello dei pastori fosse un lavoro rispettato. Colei che sposava un pastore poteva addirittura La classe 4°LM assieme alla prof.ssa Balduzzi (foto di Costanza Vespasiano)diventava contessa o principessa. Il pastore non era solo “sorvegliante di un gregge” ma svolgeva anche altre attività come quella di pittore, imprenditore o filosofo. Molto particolare e ricco di fascino il suo abbigliamento.

      Ulteriore figura di notevole importanza: quella dell'artigiano.

      Vengono mostrati e commentati i tanti strumenti, gli innumerevoli attrezzi presenti nella stanza: la trivella, arnese utilizzato per perforare oggetti solidi; la conca per contenere e trasportare liquidi, soprattutto acqua (con caratteristiche antropomorfe); le forme per le scarpe dei calzolai o ciabattini, le chiavi con le loro serrature dei fabbri ferrai, ecc.

      La professoressa Balduzzi, ha poi spostato l’interesse verso la stanza dedicata alla “medicina popolare”. La medicina popolare raccoglie, conserva e descrive le conoscenze primitive e le interpretazioni dei fenomeni medico-biologici delle classi subalterne. I requisiti principali consistono nella naturalità del rimedio, nella facile reperibilità e nella completa e parziale gratuità. Ha origini antichissime nell’uso di certe piante che possiedono proprietà terapeutiche. L’uomo, cibandosi di bacche e radici spontanee, sperimentò casualmente i loro effetti curativi o al contrario i loro effetti tossici. La medicina popolare veniva gestita in particolare dalle donne che erano più pratiche di erbe e di cure. Accorrevano nelle povere case dei contadini per portare soccorso nelle malattie, nelle disgrazie, nei parti. Una vera e propria “scienza dei poveri”. Malva, sambuco, millefoglie, menta, ruta, alloro, rosmarino…i nostri avi si curavano con ciò che la natura offriva loro.

      Attraverso “La Giostra della Memoria” si evince la vitale importanza di riuscire a conservare le nostre tradizioni per tramandarle di generazione in generazione. Grazie alle tradizioni, ricordiamo da dove veniamo e il valore di chi ci ha preceduto, delle nostre radici e della nostra essenza.

       

      Gabriella Bellano


      Condividi questo articolo



       

       

      edit

      Scrivi su Scuolalocale clear remove

      Scrivi un articolo e invialo alla redazione di un Istituto.
      account_circle
      email
      Seleziona la redazione a cui inviare il tuo articolo
      mode_edit
      Foto attach_file
      Indietro
      thumb_up

      Il tuo articolo è stato inviato alla redazione da te indicata!

      Attendi una loro risposta, grazie!

      doneChiudi
      Racconta la tua esperienza in un progetto di alternanza Scuola-Lavoro.
      Inserisci i tuoi dati, seleziona il progetto e racconta la tua esperienza. La redazione e il capo-redattore riceveranno e pubblicheranno il contenuto su Scuolalocale, nell’area progetti Scuola-Lavoro.
      account_circle
      email
      Seleziona la redazione del tuo Istituto o quella alla quale vuoi inviare il tuo articolo
      Seleziona il progetto che vuoi raccontare. Non c'è? Chiedi subito al tuo tutor aziendale di inserirlo!
      mode_edit
      mode_edit
      mode_edit
      mode_edit
      mode_edit
      mode_edit
      mode_edit
      mode_edit
      mode_edit
      Foto attach_file
      Indietro
      thumb_up

      Il tuo articolo è stato inviato alla redazione da te indicata!

      Attendi una loro risposta, grazie!

      Chiudi
      Chiudi