Proteggere, avvertire, soccorrere! - Incontro al Polo Liceale Mattioli sull’importanza del Primo soccorso
 
 
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      Proteggere, avvertire, soccorrere!

      Incontro al Polo Liceale Mattioli sull’importanza del Primo soccorso

      Simulazione di primo soccorso (foto di Terenzio Ranalli)“Ma chi me lo fa fare?”

      Con questa domanda Ciro Sperinteo ha iniziato, il 30 novembre, un incontro con i ragazzi del Liceo che frequentano il quarto anno, per riflettere sull’importanza della responsabilità che ha chi presta il primo soccorso in caso di emergenza.

      “Ma chi me lo fa fare” è una domanda che appartiene al pensiero collettivo. Spesso, ci poniamo questo dilemma quando ci  troviamo di fronte a situazioni di pericolo per qualcuno. Si pensa di non dover intervenire, che farsi i fatti propri sia sempre meglio che salvare la vita ad una persona. Prestare il primo soccorso, oltre ad essere un dovere morale, è un obbligo per chiunque. L’omissione di soccorso è reato penale. Il semplice fatto di comporre il numero d’emergenza 118, spiegare all’operatore cosa è successo, rispondere alle domande seguendo le indicazioni di un medico o di un infermiere (personale qualificato e specializzato) è già primo soccorso. In caso si sia a conoscenza di manovre e/o azioni da compiere in situazioni critiche, un aiuto è sempre ben accetto da parte dei soccorritori.

      Quando ci si trova in situazioni in cui la salute di qualcuno non è stabile, la prima cosa da fare è avvicinarsi, prestando attenzione alla propria sicurezza personale, non agire d’istinto ma valutare le circostanze.

      Se c’è odore di gas, bisogna scollegare l’elettricità. Se si è per strada, bisogna posizionare gli appositi cartelli segnaletici 200 m prima e dopo l’incidente, indossare il giubbotto catarifrangente in dotazione ad ogni auto e posizionare il proprio veicolo 20-30 m prima del corpo da soccorrere. È indispensabile cercare l’aiuto di persone vicine, soprattutto se vi sono dei bambini coinvolti. Bisogna mantenere la calma, avvicinarsi ed esaminare la situazione, cercando di evitare complicazioni: si può spostare un corpo solo se strettamente necessario, lasciando il soggetto coinvolto sdraiato se incosciente, seduto se con difficoltà respiratorie, mai in piedi. In caso sia opportuno trasportare il corpo ed esso è troppo pesante, bisogna trascinarlo, tenendolo per i polsi o per le caviglie, ponendo un tappeto sotto la schiena se possibile per facilitarne i movimenti ma non sollevarlo di peso. Successivamente, è essenziale chiamare i soccorsi, rispondendo con attenzione alle domande poste dall’operatore, che non sono una perdita di tempo ma utili per comprendere la situazione e dare consigli su come agire, senza allontanarsi dalla persona in difficoltà. Non serve a niente “fare l’eroe”. Bisogna affidarsi a chi ha esperienza per essere sicuri di aiutare realmente una persona.

      Altro punto fondamentale è confortare e rassicurare la persona ferita, mantenendo la calma in attesa dei soccorsi.

      Durante l’incontro è stata sottolineata l’importanza di non seguire i “rimedi della nonna”, in quanto spesso sbagliati e Ciro Sperinteo (foto di Terenzio Ranalli)pericolosi. Mai scoppiare o bucare le bolle provocate da ustioni: la pelle sovrastante è uno strato di protezione, rimuoverla può causare un’infezione. Altrettanto errato è l’utilizzo, molto diffuso, di patate, dentifricio, cetrioli e altri ortaggi come cura alle ustioni, perché potrebbero infettare la zona interessata. In mancanza di un medicinale apposito è consigliato porre la parte scottata sotto acqua fredda, per diminuire il dolore e procurarsi sollievo. Pericolosissimo è, inoltre, far ingerire liquidi a chi ha bisogno di assistenza, cosciente o meno: si potrebbero ostruire le vie aeree, causando soffocamento. Acqua e zucchero, altro rimedio nella convinzione popolare, peggiora la situazione se il paziente ha problemi di diabete. La condizione di emergenza e la condizione di urgenza sono due cose ben diverse: la prima è statisticamente poco frequente e coinvolge uno o più individui che necessitano di un immediato intervento terapeutico o ricorso a mezzi speciali di trattamento. L’urgenza, invece, è una condizione più ordinaria, più frequente che però si presenta con una tale intensità che pur non essendoci immediato pericolo di vita, è necessario adottare entro breve tempo un intervento terapeutico. Questo è importante perché la prima cosa che bisogna fare è chiamare aiuto ma per farlo bisogna riconoscere il problema e sapere cosa dire. Gli obiettivi di un’azione di emergenza/urgenza sono di ridurre le mortalità, ridurre i tassi di invalidità e ridurre le conseguenze dell’atto che ha causato l’emergenza o l’urgenza

      Non tutti i casi clinici hanno la stessa gravità pur partendo dall’idea che ci sono pazienti che presentano lo stesso sintomo ma con condizioni che rendono la situazione più o meno grave (neonati, anziani, bambini…); a parità di danno si è creata una codifica ormai internazionale, quella sui colori, che ci dà la possibilità di andare dal codice bianco al codice rosso. Il codice bianco implica nessuna gravità, il codice verde sottintende qualcosa di un po’ più serio, il codice giallo è qualcosa di più serio ancora (febbre elevata o altri stati di incoscienza, un dolore molto serio, una caduta, svenimento), fino ad arrivare al codice rosso che è la forma più grave (infarto, frattura, incidente automobilistico e così via). Il paziente può arrivare in codice bianco e diventare rosso.

      Triage significa dare importanza a ciò che uno vede, che non è sempre oggettivabile ma talvolta è anche apparenza: il paziente giovane che arriva perché ha una lussazione della spalla sarebbe un codice giallo ma se è una persona anziana sofferente, che ha dei problemi, questo passa di intensità. Se mai assisterete a un incidente, sarete i primi a fare triage, cioè capire la gravità. In che modo devo allertare il sistema? Bisogna dare delle informazioni fondamentali. In Italia esiste un sistema integrato di soccorso che è il 118: dovunque lo componi risponde la prima centrale legata al centro di assistenza più vicino. È una rete telefonica riservata alla sanità, sempre aperta con sicurezze particolari per evitare blocchi, intasamenti… si riferisce a una centrale che serve a smistare le chiamate cioè serve a decidere se mandare un’ambulanza, tranquillizzare il paziente, mandare un’auto medica oppure un elicottero. Quindi si chiederà nome e cognome, da dove si chiama, cosa è successo, quante persone sono coinvolte, in che condizioni è la vittima. 

       

      Sara Della Gatta

      Martina Ferrin


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