Meglio soli che male accompagnati? - La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista
 
 
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      Mattei Attualità 26/08 26/08

      Meglio soli che male accompagnati?

      La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista

      La solitudine è una condizione nella quale l'individuo si isola per scelta propria, per vicende personali e accidentali di vita, o viene isolato dagli altri esseri umani generando un rapporto privilegiato con se stesso. Animale sociale per definizione, l'uomo anche in condizione di solitudine è coinvolto sempre in un intimo dialogo con gli altri.

      Secondo il 48° rapporto del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), il 47% degli italiani rimane da solo durante il giorno per 5 ore e 10 minuti e di questo il 63,5% si isola a causa di internet a cui dedica circa 4,7 ore. A detta dell’Istituto di Analisi dei Codici Affettivi, sono sempre di più i giovani italiani che si isolano e che rifiutano qualsiasi contatto con l’esterno sfruttando come unico ponte la rete. Questi molto spesso scelgono di tagliare i loro rapporti con il mondo esterno perché vittime di bullismo o perché  rifiutati dai coetanei. Tale fenomeno, già noto in Giappone, descrive queste vittime del web con il termine di HIKIKOMORI (hiku = tirare, komoru = ritirarsi).

      Ogni individuo vive la solitudine in maniera personale permettendo, così, ad ogni singolo di gestirla come meglio crede. La solitudine può derivare, talvolta, dal carattere (timido, chiuso, passivo), dagli handicap, dalle malattie, dalla morte di una persona cara oppure da una scelta consapevole derivante dall’ambiente in cui si vive e/o da particolari eventi che si stanno svolgendo. Questa solitudine ovviamente presenta dei lati negativi e dei lati positivi. Un aspetto negativo può essere quello che induce gli uomini ad isolarsi, non solo fisicamente, ma anche mentalmente, ingrandendo quei problemi che in precedenza erano facilmente risolvibili.

      Sempre più studi condotti da esperti di sociologia e psicologia confermano che lo stare da soli è imprescindibile prerogativa delle menti più brillanti e creative. Così si spiegherebbe perché molti leader finiscano per condurre una vita da single e perché la maggior parte dei più grandi geni della storia abbiano partorito le loro scoperte nel chiuso di una stanza, in perfetta solitudine.

      Secondo una ricerca fatta dall’università di Chicago, la mente di chi vive in solitudine risulta molto più allenata e costantemente in allerta, capace di affrontare qualsiasi pericolo ad essa si presenti. Ciò può sembrare qualcosa di positivo, ma in realtà questo nasconde lati negativi, come l’allontanarsi dalla società e il rinchiudersi in sé, nel timore di dover affrontare le proprie paure, le proprie insicurezze e debolezze. Lo scrittore John Milton, vissuto ben quattro secoli fa, provò a descrivere come la mente si appoggi alla solitudine tramite la frase “la mente in se stessa alberga, e in sé può trasformare nel ciel l’inferno e nell’inferno il cielo”.

      Questo spiega come la mente, nel momento in cui si è soli, tenda a far credere che questa sia la miglior cosa, quando in realtà questa è la peggiore delle soluzioni ai nostri problemi, in quanto vivere all’interno di una società può permettere di confrontarsi con gli altri e trovare insieme una soluzione. La solitudine viene spesso presentata come un qualcosa di negativo, ma in realtà presenta anche dei lati positivi. Un aspetto positivo può essere quello che induce gli uomini ad isolarsi nel momento in cui sentono il bisogno di riflettere sulla propria condizione.

      Questo è molto importante in quanto l’uomo non si ferma mai a riflettere, troppo impegnato ad occuparsi della sua esistenza nella società moderna. Un altro aspetto positivo è il fatto che l’uomo sfrutta la solitudine come mezzo per riposarsi e per distaccarsi dalle ansie e dalle preoccupazioni della vita. Staccare la spina, come si usa dire, coincide proprio con la ricerca della solitudine, che permette di guardare da fuori la propria vita frenetica e giudicare in quale direzione essa stia procedendo.

      Umberto Marchesani

       Roberta Di Pinto

      Manuel Racciatti

      Fabrizio Serafini


      Parole chiave:

      hikikomori , isolamento , mente , solitudine , soluzione , uomo

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