La ricerca di una vita migliore nel Nuovo Mondo - Nove milioni di italiani sfidarono il destino per cercare fortuna in America
 
 
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      Mattei Attualità 20/08 20/08

      La ricerca di una vita migliore nel Nuovo Mondo

      Nove milioni di italiani sfidarono il destino per cercare fortuna in America

      Cos’è l’immigrazione?

      L’immigrazione è, secondo la definizione dell’enciclopedia Treccani, “l’ingresso e l’insediamento, in un paese o in una regione, di persone provenienti da altri paesi o regioni”. Fin dall’inizio l’uomo ha avuto la necessità di muoversi per motivi di sopravvivenza; oggi, al contrario, rivendichiamo i nostri confini e territori.                         

      Perché ci si sposta?                              

      Oggi non ci si sposta per motivi di sopravvivenza, ma per ragioni politiche e sociali causate da situazioni economiche instabili, scarse condizioni di vita, carestie e guerre. È per questa serie di motivi che gli italiani sono stati costretti ad emigrare in America e in altri paesi europei in cerca di una nuova vita; gli italiani, specie nel meridione, s’imbarcarono in enormi navi sfidando il destino alla ricerca del “sogno americano”.

      Un sogno chiamato America

      L’emigrazione italiana è generalmente divisa in due archi temporali diversi, il primo va dal 1876 al 1900, mentre il secondo riguarda l’intervallo tra il 1901 e il 1915, in totale 9 milioni di italiani scelsero di attraversare l’oceano verso le Americhe e la maggior parte di loro scelse gli Stati Uniti. Circa il settanta per cento proveniva dal Meridione, anche se fra il 1876 e il 1900 la maggior parte degli emigrati era del Nord Italia con il quarantacinque per cento composto solo da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. Dal 1880 gli Stati Uniti aprirono le porte ai migranti provenienti dall’Europa, questo anche perché i costi delle navi per la traversata oceanica erano inferiori rispetto a quelli dei treni per il nord Europa. Una volta arrivati nell’isola di Ellis Island, principale punto di approdo per i migranti, questi erano sottoposti a severi controlli medici che accertavano le loro condizioni di salute, cosicché chi presentava malattie contagiose o mentali era respinto e rimpatriato, invece chi era in buona salute era accettato e iniziava una nuova vita. Particolarmente stringenti erano i controlli su bambini e donne, i minori di sedici anni non accompagnati erano rimandati nel loro paese d’origine mentre gli orfani, se dimostravano la disponibilità di vitto e alloggio, avevano diritto di rimanere. Per quanto riguarda le donne, le norme erano più severe: non potevano viaggiare da sole se non accompagnate da un uomo di almeno sedici anni, perché potevano essere destinate alla prostituzione. Invece le donne non accompagnate dovevano avere delle garanzie come un marito o un parente prossimo, chi invece partiva per raggiungere il proprio fidanzato, si doveva presentare presso gli uffici dell’immigrazione insieme al futuro marito per manifestare la propria volontà di sposarsi.

      L’inizio di una nuova vita

      Una volta superato l’arrivo ad Ellis Island, la maggior parte di loro (più di 500 mila) si stabilì a New York, gli altri si divisero tra Philadelphia (90 mila), Boston (25 mila), San Francisco (20 mila) e Baltimora (20 mila), nel XXI secolo i cittadini di origine italiana negli Stati Uniti rappresentavano il sesto gruppo etnico della nazione contando più di 17 milioni di unità. Little Italy è ancora oggi il quartiere in cui c’è la percentuale più alta di italiani a New York, ma in passato era un vero e proprio ghetto in cui gli italiani vivevano in scarse condizioni igieniche ed erano costretti a stare in stanze sovraffollate con più di dieci persone per volta. Oltre alla questione abitativa, gli italiani erano costretti ad affrontare la discriminazione razziale nei loro confronti, infatti venivano continuamente additati come gente cafona, dai costumi arretrati, inoltre si sviluppò lo stereotipo vivo ancora oggi degli italiani ignoranti, criminali e mafiosi. Questo a volte causava la condanna di alcuni italiani per crimini non commessi, celebre fu il caso di Sacco e Vanzetti, due anarchici italiani emigrati negli Stati Uniti che furono ingiustamente accusati di una rapina in cui rimasero vittime due persone. I due italiani subirono un processo e, pur senza prove e nonostante la dichiarazione di colpevolezza di un pregiudicato, furono giustiziati nel 1927 a Charlestown.

      Abruzzesi in America

      L’Abruzzo è stata una regione molto colpita dal fenomeno dell’emigrazione, dovuto alle precarie condizioni economiche. Dopo il 1870 un primo consistente numero di emigrati è già registrato nel Chietino e nel Molise, mentre il culmine verrà raggiunto tra il 1900 e il 1915. Tra il 1880 e il 1900 a spostarsi sono soprattutto gli abitanti della provincia dell'Aquila, del territorio di Sulmona e delle zone di Vasto e Lanciano. La provincia di Teramo conoscerà il fenomeno dell'emigrazione soltanto nei primi anni del 1900. La comunità abruzzese negli Stati Uniti d’America è insediata principalmente negli Stati dell’East Coast, ha rilevanti presenze nel Massachusetts, nel Tri-state (New York, New Jersey e Connecticut), in Pennsylvania, Maryland, Delaware e in Virginia. Nel primo periodo partirono circa 109 mila migranti, rappresentando il 2,1% del totale, mentre nel secondo periodo furono 486 mila gli abruzzesi esuli, cioè il 5,5% di tutti gli italiani.

      L’emigrazione verso le Americhe  ha contrassegnato la storia italiana dei primi anni del XX secolo e ora questo fenomeno si sta ripetendo in modo inverso. L’Italia è diventata il punto d’approdo per i migranti dal Nord Africa. Vista la ripresentazione dei flussi migratori, essi possono essere fermati in qualche modo dai governi dei paesi interessati? Invece gli italiani come possono intervenire per accogliere i migranti che arrivano qui per cercare fortuna, proprio come fecero i nostri nonni?

       Michele Ciavatta,

      Simone Corazza,

      Paride Croce

      Theo Rossi Finarelli


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