Solitudine: come può cambiarci? - Contemplare l’orizzonte per vedere dentro se stessi
 
 
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      Palizzi Riflessioni 26/06 26/06

      Solitudine: come può cambiarci?

      Contemplare l’orizzonte per vedere dentro se stessi

      Tante risate, scherzi, partite ai videogame, una merenda veloce… così trascorre un lungo pomeriggio estivo tra amici. Dai primi momenti del crepuscolo che osserviamo dalla finestra e da un’inebriante fragranza che invade la nostra stanza proveniente dalla cucina, ci accorgiamo del tempo passato troppo in fretta: è già ora di cena e con la stessa velocità di un centometrista olimpico corriamo a tavola. Altrettanto rapidamente si svuota il grosso vassoio di cartone che fino a non più di 3 o 4 minuti prima conteneva la miglior maxi pizza del paese.

      Tutto d’un tratto, i nostri sguardi s’incrociano, segue un’intensa discussione sul genere del film da guardare: noi ragazzi, molto più temerari delle nostre amiche, optiamo per un horror, mentre le ragazze ci supplicano in tutte le lingue del mondo (non per modo di dire) di guardare una love story. Non essendoci molti titoli horror disponibili uno di noi suggerisce agli altri amanti del brivido di accontentare le fanciulle. È tutto pronto per concludere la serata in modo perfetto: divano, popcorn, bibite e fazzoletti, molti fazzoletti per il fiume di lacrime delle ragazze che di lì a poco strariperà. All’improvviso, senza un apparente motivo, uno di noi comincia, pian piano, a non sentirsi più a proprio agio e il broncio cala sul suo viso. Da tempo avvertiva questa sensazione, ma non capiva cosa fosse, né da cosa potesse derivare, ma quel giorno sentiva di aver raggiunto il limite. Decide così di fare rientro a casa con una scusa abbastanza credibile da non suscitare sospetti e esce di soppiatto per non disturbare gli altri concentrati sul film.

      A partire dal giorno seguente viene cercato spesso dai suoi amici, gli chiedono se sta bene, se c’è qualcosa che non va, si preoccupano per lui. È felice di rispondere loro di star bene e che ha soltanto bisogno di un po’ di tempo da trascorrere per conto proprio. Infatti, col passare dei giorni, si rende conto che quella sensazione di disagio che sentiva specialmente quando era con gli altri era fondamentalmente un forte bisogno di dedicare più tempo a se stesso, sotto tutti i punti di vista: per riflettere sui propri difetti, su quali aspetti del suo carattere avrebbe potuto smussare per instaurare rapporti amichevoli più facilmente, o semplicemente per riservare più tempo ai suoi hobby, lo sport e la musica, stando completamente solo, fermamente convinto di ricavare del bene da tutto ciò. Dopo poco meno di un mese ha ricominciato ad uscire quasi tutte le sere e a frequentare i suoi amici come prima. Ricorda benissimo cosa gli hanno detto dopo quel periodo. Gli hanno detto che è cambiato, che lo vedono diverso. Dicono che è molto più aperto al dialogo, ad accogliere le opinioni altrui o ad obiettarle con civiltà, senza far rimanere male chi avesse parlato prima di lui. Se viene detto o fatto qualcosa che non gli va a genio lo fa capire senza accanirsi, parlando con calma e senza giudicare, dicono inoltre. Non tende più ad isolarsi quando si parla di un argomento che non è di suo gusto, ma prova comunque a dire la sua senza sputare sentenze.

      È vero, stare in compagnia è bello, ma trascorrere un periodo di tempo per conto proprio riflettendo su noi stessi, su cosa potremmo migliorare oppure moderare del nostro carattere, magari sfogandoci con i nostri hobby preferiti, o semplicemente guardando l’orizzonte, il più delle volte è superlativo.

      Jacopo Ragnatella


      Parole chiave:

      riflessioni , solitudine

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