Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che la scuola può fare - Un altro anno scolastico è terminato. Una riflessione sul valore dell’educazione
 
 
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      Mattei Riflessioni 10/06 10/06

      Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che la scuola può fare

      Un altro anno scolastico è terminato. Una riflessione sul valore dell’educazione

      Un altro anno scolastico è terminato e come saluto vorrei lasciare una riflessione che parte da una domanda: a cosa deve servire la scuola?

      La risposta più frequente è che la scuola deve servire a formare i cittadini di domani e preparare al mondo del lavoro. Due buoni propositi, non c’è che dire, ma come dice il proverbio? La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni (Karl Marx). 

      Gli articoli 33 e 34 della Costituzione delineano i principi di una scuola che, in coerenza con i valori fondamentali di una democrazia, deve senza dubbio trasmettere i saperi, ma soprattutto deve formare i cittadini di una società democratica.

      Piero Calamandrei diceva che trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere.”

      Quello di formare i cittadini di una società democratica è oggi l’obiettivo più importante su cui le famiglie, la scuola e lo Stato devono puntare tutto.

      La crisi che il nostro Paese sta attraversando è sì economica, ma soprattutto culturale e l’Italia è il paese europeo che più è colpito da un analfabetismo di ritorno. La scuola deve trasmettere la memoria storica del nostro Paese nel modo più compiuto e radicato possibile; deve dare e insegnare ad usare gli strumenti della critica e dell’analisi per la conoscenza prima di tutto di se stessi, del mondo che ci circonda e per avere una sufficiente capacità di immaginare il futuro.

      La scuola, nel prendere in consegna un individuo per curarne la formazione, deve avere un progetto che non può avere come obiettivo quello di prepararlo ad affrontare situazioni troppo legate al presente e che mutano velocemente, come accade per il mondo del lavoro per il quale sembra più appropriato l’intervento di altri soggetti quali gli imprenditori che da parte loro dovrebbero cambiare la prospettiva e cioè essere loro al servizio del cittadino-individuo e non viceversa per contribuire così anche loro alla formazione di cittadini liberi.

      Adriano Olivetti, un grande uomo e un grande imprenditore, sul quale a scuola non si spende neanche una parola, ha detto: “La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica.”

      L’imprenditore pugliese Attilio Mastromauro, fondatore della Granoro e pioniere della pasta in Italia e nel mondo, alla cerimonia di consegna da parte dell’Ateneo di Bari del Sigillo d'oro dell’Università ha dichiarato: “L'eredità che lascio ai giovani è quella di pensare, riflettere ed essere aperti al confronto e al dialogo con gli altri. Questo è quello che soprattutto ho fatto nella mia vita. Purtroppo, mancano i pensatori. Ai giovani dico di pensare e di avere passione in quello che si fa”.

      Per l’Italia è d’importanza cruciale investire a piene mani le proprie risorse economiche e umane nella scuola se vuole arrestare la propria decadenza. Il Presidente degli Stati Uniti, Franklin D. Roosevelt, ha affermato: “La scuola deve essere l’ultima spesa su cui l’America è disposta a economizzare.”

      La scuola deve pensare sul lungo termine. Un proverbio cinese dice: Se i tuoi progetti hanno come obiettivo un anno, pianta del riso, 20 anni pianta un albero, un secolo insegna a degli uomini.”

      Per concludere e per rispondere alla domanda “a cosa deve servire la scuola?” mi affido ad un’altra e ultima citazione. Il pedagogo statunitense Robert Maynard Hutchins ha affermato: “Lo scopo della scuola è quello di formare i giovani a educare se stessi per tutta la vita.”

      Buone vacanze a tutti!

      Michele Cafaro





       


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