Nada Malanima presenta "Leonida" - Terzo appuntamento dei Giovedì Rossettiani con Nada
 
 
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      Mattioli Vasto Cultura 03/05 03/05

      Nada Malanima presenta "Leonida"

      Terzo appuntamento dei Giovedì Rossettiani con Nada

      Nada (foto di Ludovica Valente)Protagonista del terzo appuntamento dei "Giovedì Rossettiani" Nada, al secolo Nada Malanima, che ha raccontato di sé e del suo essere scrittrice grazie all’intervistatore-spalla Simone Caltabellotta, suo editore, ed al sostegno del prof. Gianni Oliva, Direttore del Centro Studi Rossettiani.

      Leonida, ha esordito la cantante, è il mio quarto libro ed io ancora stento a crederci perché, come sapete, ho cominciato con tutt’altro, ma poi, ad un certo punto, quando fai un mestiere che incominci da piccola, un po’ inconsapevolmente, e ti succedono cose bellissime di cui non ti rendi conto, pian piano cominci a capire la meraviglia di quello che hai la possibilità di fare, soprattutto perché, per carattere, ho sempre distrutto tutto quello che mi veniva dato o che raggiungevo per poter poi ricominciare a fare altro ed in altro modo.

      Cosi, continua, ad un certo punto ho iniziato a scrivere, non molto tempo fa. Infatti il mio primo libro risale al 2003 e se scrivo è grazie a Simone Caltabellotta, editore del mio libro, devo a lui questa scoperta.

      Ho cominciato con "Le mie madri", un libro di poesie e racconti dove parlavo di quello che conoscevo, di me e della mia vita, della mia infanzia, di cose che tutti riconosciamo, ed è questa la bellezza di quando qualcuno legge e si riconosce.

      Nel mio secondo libro,”Il mio cuore umano”, ho sentito l’esigenza di raccontare sempre di più me stessa, della mia infanzia e della mia adolescenza, che in fondo non ho avuto perché ho cominciato a 15 anni a lavorare e dovevo essere quello che altri volevano, ho sentito quindi il desiderio di calarmi di nuovo nel mondo da cui provenivo e che era così vivo, forte, importante, al quale mi sentivo così vicina e legata ma del quale non avevo avuto mai modo di accorgermene. Quando si scrive di un pensiero, la riflessione che esso comporta ti porta nel profondo delle cose che non ti sembravano importanti. E così ho raccontato tutta la mia storia, è stato un viaggio bellissimo che mi ha fatto scoprire quanto sono legata al mio paese, che mi ha fatto rendere conto che mi sono salvata, perché quando inizi un lavoro a 15 anni il rischio è quello di perderti in cose più grandi di te, perché non hai la consapevolezza e le armi per difenderti. Ho capito che mi sono salvata proprio perché avevo queste radici di un’infanzia così povera ma forte, vera, fatte di storie grandi nel senso di umanità, di sacrifici, e tutto questo mi ha aiutata a superare i momenti di difficoltà e mi ha anche dato la forza di sbattere la porta e andarmene, infatti dicevano che ero un po’ ribelle, ma era un istinto di salvezza. Il mio libro “il mio cuore umano” Nada (foto di Ludovica Valente) finisce quando io prendo il treno ed arrivo a Roma perché non volevo raccontare la mia storia di cantante, ma proprio la persona, perché è da lì che si capisce perché si fanno determinate cose.

      Dopo aver raccontato tutto quello che conoscevo, pensavo di non scrivere più, invece ho avuto il desiderio di scrivere un altro libro, “La grande casa”, perché vivendo questi tempi difficili dal punto di vista umano, che tendono a dividerci, ma avendo vissuto negli anni ‘70, dove si stava insieme con gli ideali di amore e di pace, mi sembrava che, in questo mondo che stiamo vivendo, ci fossero molti momenti complicati. Ho avuto allora il desiderio di raccontare una storia di solidarietà, amore tra le persone, perché nella vita tutti passano dei momenti bui e spesso le persone li nascondono perché si diventa più fragili e vulnerabili. Quindi ho raccontato questa storia dove c’era una grande casa nella quale persone che non si conoscevano facevano cose strane, si incontravano e potevano essere loro stessi e tirar fuori tutto quello che sentivano, senza limite, per ritrovarsi e rinascere.

      Poi ho scritto “Leonida”, dove racconto una storia di fantasia che infatti si svolge tra la Toscana e la Scozia, un posto dove io non sono mai stata. Parto da una famiglia che ho voluto esplorare per dimostrare che la famiglia non è sempre un luogo d’amore, dove si cresce con la cura, l’attenzione e l’affetto. La bambina Leonida, infatti, cresce in questa famiglia dove non è desiderata e questa mancanza le crea una vita piena di difficoltà. Spesso si pensa che sarebbe bello non sentire più niente per evitare le sofferenze, però questo non è vero perché bisogna conoscere la sofferenza per capire ed apprezzare che cosa significa stare bene. Leonida, per non soffrire più, perché Nada (foto di Ludovica Valente)nessuno parla con lei, pensa che ci sia una medicina per togliersi questo dolore, allora inizia a farsi del male fisicamente e questo la  porta a staccarsi da tutto, così che lei riesce a non sentire più il dolore ma anche l’amore, la gioia. Per questo motivo il padre la chiamerà statua di marmo. Poi, diventata adulta, andrà in Scozia perché riceve in eredità una libreria dove sarà obbligata ad entrare in contatto con le persone. Queste persone sono in cerca di storie e vedono questa donna così taciturna e seria, pensano perciò che sia saggia, che sappia ascoltare, e così incominciano a raccontarle le loro storie. Pian piano la statua di marmo si incrina, specialmente quando incontrerà una persona che sta passando un momento difficile e quando questi due mondi così complicati entrano in contatto la statua si spacca facendo uscire l’umanità che racchiudeva.

      Una serata che si è svolta in modo diverso dalle precedenti, quando la musica comunque è stata protagonista, l’incontro con Nada ha trattato esclusivamente la prosa ma l’artista ha voluto omaggiare il pubblico, che l’ha accolta con calore, cantando “a cappella” la sua “Libera l’anima mia” in una versione struggente. 

       

      Ludovica Valente


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