"Mettere radici": la testimonianza di Daniela - Intervista a Daniela Ganeanu in merito alla sua esperienza di immigrata
 
 
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      "Mettere radici": la testimonianza di Daniela

      Intervista a Daniela Ganeanu in merito alla sua esperienza di immigrata

      Daniela GaneanuL'immigrazione è un fenomeno attuale che negli ultimi tempi sta facendo molto discutere. Daniela Ganeanu, studentessa del Polo Liceale "R. Mattioli" di Vasto, ci ha concesso la sua testimonianza in merito alla sua esperienza di immigrata.

      Da quanto tempo sei qui in Italia? Perché?

      Sono venuta qui in Italia il 24 giugno 2007 insieme a mio padre, con l'aereo, a Fiumicino; mia madre, invece, era già qui da tre anni circa. Quando lei ci ha detto che questa sarebbe stata un'opportunità per vivere meglio anche per quanto riguarda lo studio, ci siamo sistemati a Vasto. Poco dopo, mio padre ha trovato lavoro, mia madre lavorava già e io sono stata iscritta alla Spataro. Inizialmente, però, ho perso un anno perché i miei pensavano che non avrei parlato la lingua vedendomi praticamente muta in quei tre mesi d'estate. Poi, quando mi hanno iscritta alla terza elementare ho cominciato a parlare tranquillamente.

      Come hai fatto per la cittadinanza?

      Per la cittadinanza servivano più di cinque anni di residenza fissa, cosa che io avevo però abbiamo continuato a rimandare finché ci siamo detti che comunque sarebbe stato non solo utile ma anche comodo, soprattutto per viaggiare poiché come cittadino italiano viaggi più comodamente, con meno restrizioni e controlli. Io, essendo ancora minore due anni fa, sono rientrata con la cittadinanza in automatico sotto mio padre. Per questo, lui è dovuto tornare in Romania e ritirare tutti i documenti come il certificato di matrimonio, gli originali dei certificati di nascita miei e suoi e la dichiarazione della fedina penale pulita. Poi, ha fatto la domanda per la cittadinanza italiana al Commissariato di Chieti. Noi poi abbiamo deciso di tenere entrambe le cittadinanze quindi in teoria sono italo-rumena anche se sulla carta di identità c'è scritto soltanto cittadinanza italiana.

      Quando sei arrivata qui hai avuto difficoltà a integrarti con i tuoi coetanei?

      No, non più di tanto. Alle elementari, l'accento del mio Paese era ancora un po' forte, inoltre c'erano cose che avevo ancora difficoltà a pronunciare, ad esempio le doppie che nella nostra lingua non abbiamo oppure gli articoli. Molte volte, per esempio, dicevo "il zaino" anziché "lo zaino" perché noi non abbiamo articoli e neanche declinazioni come il latino e il tedesco; abbiamo dei suffissi che fanno capire a cosa è attribuito, a un ragazzo o ad una ragazza, e inizialmente questo era difficile. Poi, non abbiamo le doppie quindi per me "Anna" era "Ana". I bambini, vuoi o non vuoi, alla terza/quarta elementare ne ridono però successivamente non ho avuto problemi. Conosco tante altre persone che sono state discriminate molto più di quanto lo sia stata io, in una maniera molto più incisiva. Nel mio caso non si nota che non abbia origini italiane: se mi vedono per strada, le persone non pensano che sia rumena, non ho neanche gli occhi chiari e non sono bionda. Col tempo, poi, ho perso anche l'accento quindi più passava il tempo più non ci se ne accorgeva finché non te lo dicevo io. La discriminazione, quindi, c'è stata ben poco.

      Torni spesso in Romania?

      Sì. Conosco persone che tornano ogni anno per le vacanze estive oppure per Natale o Pasqua quindi fanno avanti e indietro però io, dopo il 2007 sono tornata la prima volta per Pasqua dopo circa tre anni, poi la volta dopo per il funerale di mia nonna dopo altri due anni quindi non ci torno spesso. L'ultima volta che sono tornata sono andata per conto mio per festeggiare Capodanno a Bucarest.

      Le festività sono le stesse?

      Sì. Natale e Capodanno sono uguali. La Pasqua ortodossa, invece, capita assieme a quella cattolica ogni 4/5 anni. Di solito, quando non coincidono varia di circa due settimane (dovrebbe esserci prima quella cattolica e poi quella ortodossa). I riti religiosi, quindi, sono un po' diversi ma non più di tanto.

      Mantieni ancora vive le tradizioni del tuo Paese?

      Si, soprattutto per quanto riguarda la cucina. A Natale e Pasqua, in genere mangiamo piatti prettamente tipici anche se mia madre, ogni tanto, inserisce anche qualche lasagna e la cosa non mi dispiace. Alcune famiglie rumene, inoltre, hanno la rete televisiva del proprio Paese quindi guardano dall'Italia i programmi che stanno trasmettendo in Romania, cosa che noi non abbiamo mai adottato. Per quanto riguarda la musica, ascolto sia musica rumena che italiana o inglese quindi, proprio per questo motivo, non ho perso il contatto con la mia lingua e il mio Paese.

      Cosa pensi delle politiche adottate dal nostro Paese per quanto riguarda l'immigrazione?

      Sinceramente, ho sempre pensato che frasi come "Gli immigrati vengono in Italia per rubare il lavoro agli italiani" oppure "Ognuno deve rimanere nel proprio Paese e lavorare per questo senza doversi spostare" siano frutto, non di ignoranza bensì di disinformazione o malinformazione perché raramente succede che una persona extracomunitaria (rumeno, albanese, inglese o tedesco che sia) ti ruba letteralmente il lavoro perché se trova un lavoro, tu, Italiano, non puoi lamentarti di ciò perché magari sta facendo un lavoro al quale tu nemmeno faresti domanda oppure che faresti controvoglia e con disprezzo. Un esempio: le badanti. Ieri sera, parlando con un'amica, ho capito proprio questo perché mi ha detto che tutte le badanti che hanno lavorato per la nonna sono state rumene poiché c'è una cultura e una mentalità diversa per quanto riguarda l'accudire un anziano. Difficilmente si troverebbe un'italiana disposta, per esempio, a cambiare un pannolone o se lo facesse, lo farebbe con disprezzo o arriverebbe addirittura a disprezzare la persona che sta accudendo.

      Torneresti in Romania?

      Inizialmente la nostra intenzione non era quella di rimanere definitivamente in Italia, ma di restare un certo numero di anni affinché io studiassi qui e i miei lavorassero per mettere qualcosa da parte e tornare in Romania. Poi, però, ci siamo accorti che oramai ci eravamo abituati a quest'ambiente: i miei avevano entrambi un lavoro a tempo indeterminato, a scuola io mi trovavo bene e ormai avevo imparato la lingua quindi, una volta ottenuta la cittadinanza, i miei hanno comprato casa e hanno aperto un mutuo. Una volta che compri casa, vuoi o non vuoi, metti radici.

      La mia idea, sinceramente, è di tornare in Romania, un giorno, per l'Università. Sono tantissimi gli italiani che tornano o che vanno in Romania per studiare, soprattutto a Bucarest quindi, tra le mie tante idee, vorrei studiare fuori dall'Italia, in Inghilterra o comunque tornare in Romania. Qui avrei la possibilità di iscrivermi a una facoltà sia in lingua inglese poiché vi andrei da cittadina italo-rumena quindi cittadina internazionale oppure al corso in rumeno come cittadina dello stesso Paese.

       

      Lorenzo De Cinque

       


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