Di maschere, commedie e altre storie - La commedia dell’arte in Italia
 
 
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      Di maschere, commedie e altre storie

      La commedia dell’arte in Italia

      Il Carnevale si avvicina e nella cultura italiana la sua allegria va a braccetto con la commedia dell’arte; essa nasce in Italia nel XVI secolo per far fronte, non solo alla ripetitività del teatro comico che narrava scenette di vita quotidiana, ma anche per l’eccessiva seriosità delle opere Shakespeariane.

      La parola “arte” aveva come significati “lavoro” o “ingegno”, per cui colui che recitava nella Commedia dell’Arte poteva considerarsi un lavoratore a tutti gli effetti, cosa che non avveniva per gli attori comici.

      I tratti principali di questo nuovo tipo di rappresentazione teatrale sono essenzialmente due: la totale assenza di un copione e la presenza delle donne sul palcoscenico. Le compagnie disponeva di dieci attori, otto uomini e due donne. Come accennato, le rappresentazioni non erano basate su testi scritti o copioni, bensì su canovacci, detti anche scenari. Grazie a questa componente, la Commedia dell’Arte non era mai ripetitiva e dunque non annoiava mai.

      Nonostante ciò, questo genere teatrale perde la sua fama fino a scomparire quasi del tutto nel 1790. La fortuna della Commedia dell’Arte riprende vita solo nel Novecento come riferimento dell’età d’oro dell’attore. Fu negli anni ’60 che Dario Fo ebbe, a suo dire, la fortuna di poter studiare alcuni canovacci e renderli nuovamente parte del teatro.

      Grazie alla Commedia dell’Arte ci sono state tramandate alcune Maschere, che hanno assunto valore di rilevante importanza, come Arlecchino, il famoso Zanni bergamasco del tutto privo di seriosità e sempre affamato, o il Dottor Balanzone, il “vecchio” della Commedia dell’Arte, serioso e saccente. Altri esempi potrebbero essere Brighella, uno Zanni fastidioso e attaccabrighe (non a caso miglior amico di Arlecchino) o Pantalone, un mercante veneziano con il braccino. Ancora Pulcinella, la celeberrima maschera napoletana. Infine c’è Zanni, lo Zanni per eccellenza; è la maschera più antica, di probabili origini venete.

      Tra le maschere femminili troviamo la Servetta, la più famosa è sicuramente Colombina, la fanciulla dei sogni di Arlecchino.

      Per concludere, annoto un pensiero di Carlo Goldoni, uno dei grandi della Commedia dell’Arte, che tra i primi riservò un ruolo alle donne: “le bugie sono per natura così feconde, che una ne suole partorir cento, ma senza di esse nulla di ciò che allieta sarebbe qui, il teatro e la commedia”.

      Alessia D'Ercole


      Parole chiave:

      carnevale

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