C’è davvero un modo per spiegare cos’è l’amore? - Riflessione uno studente sul significato dell’amore
 
 
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      C’è davvero un modo per spiegare cos’è l’amore?

      Riflessione uno studente sul significato dell’amore

      Amore e Psiche, Antonio CanovaAmore, Amore, Amore, un tema trattato così tante volte da far venire la nausea, ma di cui non riusciamo ancora completamente a trascenderne i segreti. E’ strano, è un groviglio di sentimenti che significano tutto e che non significano nulla. E’ difficile da descrivere a parole, non ha una forma, una consistenza o un colore, ma è quella cosa in cui noi tutti riponiamo le nostre più alte aspettative, può distruggere ed elevare l’uomo, è nutrimento per il nostro io più profondo. Vengon fuori le metafore, le trasfigurazioni più sincere cercando di descrivere questa cosa.

      Innanzitutto Amore ed innamoramento son due cose ben diverse: “Io sono innamorato”, “Io amo” hanno due cariche affettive differenti, ripetendole ci danno due impressioni distinte. L’innamoramento è uno stato che provi, che ti lega verso un singolo, ha un inizio ed una fine, ma è la componente base per imparare ad Amare, l’Amore ha un qualcosa in più, che trascende la materia ed il tempo, Erich Fromm affermava: “Amare è un arte”, un arte così pura ed essenziale che pare l’opera di un dio. E’ un arte viva, in continuo movimento, Eros e Thanatos, dobbiamo innamorarci, dobbiamo assaporare la dolcezza della felicità e l’amaro della sofferenza per imparare ad Amare. La complessità di questo argomento ha spinto una miriade di poeti, artisti, filosofi e cretini come me a cercare di dare una forma, una definizione a questo bisogno esistenziale; dai miti antichi fino ai testi di neurobiologia, eppure siam ben lungi dal decifrare noi stessi.

      E’ buffo, nemmeno noi sappiamo cosa siamo e come funzioniamo, o forse nel profondo lo sappiamo ma ci rinneghiamo, sapendo di non saper Amare. Ed è rinnegandosi che l’essere umano diviene ridicolo e grottesco, l’essere non è più umano.
      Le discipline artistiche come espressione pura del sentimento hanno qui origine, la cui meta vera e propria viene sublimata in forme, colori, melodie. L’artista sa Amare più di ogni altro, ma è un Amore raffinato e distorto, che talvolta non ha nulla a che vedere con gli uomini. Egli nel profondo della sua umanità rinnega la sua componente disumana, questa è l’origine dell’angoscia artistica, di tutto ciò che è stato e che è prodotto per Amore. Ma non dobbiamo rinnegare né l’umano né il disumano che è in noi, proprio da questo rifiuto ci precludiamo l’opportunità di imparare ad Amare, accettiamo solo una parte e non il tutto, accettiamo unicamente noi stessi e non tutti gli altri. Dovremmo imparare a stare in equilibrio. Eros e Thanatos. Quest’equilibrio dualistico è rintracciabile dovunque, in natura come in arte, le sue trasfigurazioni sono innumerevoli. “Gli amanti” di Magritte sono uno egli esempi migliori: due figure con il volto coperto, inespressive, senza identità, ma che trasmettono una passione “viva” che si contrappone all’opera stessa, oppure anche in “Amore e Psiche” di Canova, o nelle tele di Chagall, come anche in tante altre rappresentazioni ci sembra di ritrovare due componenti distinte, una legata alla nostra passionalità materiale ed un’altra avente tratti metafisici. Ogni cosa giusta rivela il suo contrario.

      Ma se codesta fosse una stupida convinzione per i deboli di cuore? Potrebbe anche essere, in fondo siamo ciò che vogliamo. Freud era arrivato a classificare l’innamoramento come una forma di nevrosi, infatti sono presenti tutti quegli atteggiamenti di dipendenza ed ossessivo-compulsivi tipici di una persona affetta da nevrosi. Non aveva tutti i torti. Perché dovremmo preferire qualcun altro a noi stessi? L’io si rivede nell’oggetto, annullandosi interiormente ed esteriorizzandosi nell’oggetto, assistiamo ad un cambio d’identità, o per meglio dire ad una scissione dell’io finalizzata al ricongiungimento. Ciò è stupido, irrazionale, una roba da pazzi. Cosa ci porta a credere di essere un vuoto da riempire? Tutto questo è biologicamente necessario o è solo frutto dell’influenza a cui la società ci sottopone? Qua la magia svanisce. In primis chiariamo che per Freud questa ricerca è dettata dal nostro caro complesso edipico, il sentirsi un tutt’uno con il genitore ed il conseguente abbandono ci portano a ricercare quella sensazione di unità verso una nuova meta. Possiamo affermare che i processi d’innamoramento sono quindi coordinati da pulsioni inconsce infantili, si ricerca un qualcosa che si aveva, o di simile, per riottenere quella sensazione di sicurezza, di protezione che non c’è più. Ma da cosa dovremmo esser protetti? Da tutto? Da niente? Da noi stessi? I bambini hanno bisogno di protezione e la ricercano, l’irrazionalità ha bisogno di certezze a cui aggrapparsi, o sbaglio? E’ quindi tutto questo un gioco per i più stupidi? Potrebbe essere. L’innamoramento, sottostà sia a bisogni passionali di natura animale sia all’influenza a cui ci sottoponiamo vicendevolmente. Un individuo razionale, libero da vincoli animaleschi perché mai dovrebbe partecipare ad una cosa del genere? Non vi è nessun motivo. E allora perché il gioco non finisce più? La risposta è semplice: perché ci sforziamo enormemente nel voler rimanere irrazionali, siamo così impegnati a non voler soffrire per innalzarci che accettiamo di piagnucolare per cose che non hanno valore, siamo ancora bestie. Si tratta di crescere mentalmente, di divenire qualcos’altro rispetto a ciò che siamo ora. Questi occhi ci impediscono di vedere, sono succubi della loro solitudine. Non vogliono guardare oltre per paura del buio. Ma è già buio. Siamo senza luce come nel cranio di una stupida scimmia.

      Qui mi voglio fermare, e chiarire un particolare, non ho mai pronunciato la parola Amore in quest’ultima parte, io mi sono riferito unicamente allo stato dell’innamoramento.

      La mia sottile critica si muove lungo questa direzione; come ho scritto precedentemente per Amare è necessario innamorarsi, ma noi ci fermiamo ad innamorarci e non cerchiamo quasi di Amare, questa frase rende bene ciò che voglio dire, ci fermiamo per innamorarci, siamo immobili, travolti e dominati dalle passioni, quasi annullati. Ci fermiamo ad aver bisogno di qualcuno quando noi siamo già qui, si dipende da un singolo, da un’emozione. Noi abbiamo bisogno di innamorarci ma non per dipenderne, bensì per conoscerci, per guardare oltre le maschere, per Amare. Una ricerca ossessiva, una dipendenza è ciò che porta ad una svalutazione dell’essenza, diviene tutto così confuso e senza un perché, non c’è più niente che abbia a che fare con l’umano né con la passione, diviene la logica delle pulsioni. Dobbiamo andare oltre questa logica meccanica, dobbiamo godere delle passioni, modellarle, farle nostre, vedere con altri occhi. Ciò è difficoltoso, ma è ciò che ci rende umani, ciò che ci fa essere noi, che ci fa non essere nessuno.
      Nonostante tutte queste parole comunque non son riuscito a definir bene cosa sia l’Amore, penso che basti ciò.
      Essere è Amare ed Amare è essere.

      Cesario Grassi


      Parole chiave:

      amore , arte

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