Lotta interiore che divide l’uomo - La legge: il filo sottile tra giustizia e vendetta
 
 
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      Lotta interiore che divide l’uomo

      La legge: il filo sottile tra giustizia e vendetta

      Per nostra fortuna viviamo in un Paese libero, democratico, la cui validità è fondata così come dice anche la Costituzione, “sul lavoro” e sull’impegno di ciascun cittadino. Il fondamento essenziale per una vera democrazia consiste nella partecipazione di tutti alla vita politica della propria nazione. Spesso, però, prevale il disinteresse. Tutti affermano di volere una società onesta e giusta e, a tal fine, propongono l’uso della violenza e della rivoluzione. Molti pensano che la violenza renda giustizia ma questa è solo un’illusione, perché la vendetta "uccide" la libertà e diffonde insicurezza e paura. La violenza genera altra violenza, in genere sempre più grave. Cos’è però la vendetta? E' un’azione, diretta o indiretta, che soddisfa il desiderio di giustizia di chi ritiene di aver subito un torto, un danno o un’offesa. Dal punto di vista legale la differenza tra vendetta e giustizia consiste nel fatto che mentre la prima viene determinata in prima persona, la seconda viene promossa dalle leggi della società.

      La vendetta viene generata e alimentata dal sentimento di rivalsa. Non possiamo però non parlare di giustizia; fin dall’antichità, l’uomo è stato un essere con una grande energia interna, non sempre capace di controllare. Ciò lo ha portato a creare delle regole per gestire e limitare quest’energia ribelle quali purtroppo però non tutti sono in grado di rispettare le regole. Per tutelare tutti coloro che infrangono le leggi, sono nate le forze dell’ordine, che si occupano di esercitare la giustizia. Giustizia, però, non vuol dire solamente mettere in prigione i trasgressori di una legge, ma il vero scopo è quello di fare in modo che il colpevole capisca i propri errori, in modo da non ripeterli. Lo Stato può arrestare, processare e punire i colpevoli attraverso il potere giudiziario affidato alla Magistratura. Una discussione spesso affrontata è quella riguardante la severità delle pene.

      Quando si parla di giustizia, però, bisogna evitare l’atteggiamento di chi vorrebbe punire con molta severità. La condanna che si assegna deve servire a “rieducare” chi ha sbagliato, in modo da aiutarlo a diventare una persona migliore. Anche le vicende, nel corso dei secoli, dimostrano che pene crudeli non migliorano la situazione. Quello che davvero servirebbe è il cambio di mentalità: imparare a rispettare il prossimo e le leggi, con lo scopo di vivere in una società civile e progredita. D’altra parte, però, bisognerebbe far rispettare di più quello che c’è scritto nei tribunali, ovvero “la legge è uguale per tutti”; ciò significa che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religioni, opinioni politiche, condizioni personali e sociali.

      Giulia Spadaccini

       


      Parole chiave:

      giustizia , vendetta

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