Voigt, pedalare con un solo pensiero in testa: la solidarietà - Jens Voigt sfida il Monte del Diavolo per solidarietà
 
 
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      Mattioli Vasto Persone 08/01 08/01

      Voigt, pedalare con un solo pensiero in testa: la solidarietà

      Jens Voigt sfida il Monte del Diavolo per solidarietà

      Jens VoigtNato nella DDR, l’allora Repubblica Democratica Tedesca, Voigt comincia a gareggiare nel ciclismo all’età di 10 anni. Diventa un professionista solo quando raggiunge i 26 anni. È abbastanza discreto in volata ma non sufficientemente abile in salita da essere ciclista adatto a competere per le classifiche dei Grandi Giri.

      A partire dal 1998, partecipa a diciassette Tour de France consecutivi, concludendone tredici. Prende parte, per tre volte, al Giro D’Italia, vincendo una tappa nel 2008 e concludendo la corsa in tutte e tre le partecipazioni. Insomma, la sua è una carriera importante ma decide di ritirarsi alla fine dell’USA pro-challenge-Tour of Colorado 2014 ponendo la parola fine alla sua carriera di ciclista professionista.

      Ma perché voglio parlarvi di lui? Perché, proprio lunedì 2 gennaio, è partito a mezzogiorno per una lunga pedalata che ha completato alle 15 del giorno successivo. Il suo obiettivo? Raccogliere fondi per donarli all’associazione contro il cancro "Tour de Cure". Sperava di raccogliere intorno ai dieci mila euro ma ne sono arrivati quasi il triplo. A quarantacinque anni, Voigt si è così tolto una soddisfazione: porre le sue capacità sportive al servizio della solidarietà e della salute.

      Per ricevere i fondi dai donatori, ha dovuto affrontare la "Montagna del Diavolo", "Teufelsberg", in Germania. Questa ospita una stazione radio americana, abbandonata dopo la caduta del muro di Berlino. Teufelsberg è, in realtà, una collina artificiale ricavata da resti di bombardamenti della seconda guerra mondiale e sotto la collina, ci sono i resti di un istituto tecnico nazista che non fu mai terminato. È alta 120 metri sul livello del mare e soli 90 metri rispetto al territorio circostante. Molte sono state le salite che Voigt ha dovuto superare. Queste corrispondono al dislivello dell’Everest per un totale di 8845 metri. Ha pedalato per ventisette ore sfidando la neve e il gelo, con un solo pensiero in testa: la solidarietà. Per la sua impresa gli hanno intitolato persino una strada e lui "ringrazia pedalando". Una volta lo faceva per la gloria personale, ora lo fa per gli altri

      Maria Giulia Troilo


      Parole chiave:

      ciclismo , solidarietà , voigt

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